Concluso il Cosmo Festival, tre installazioni temporanee tra Siracusa, Sortino e Pantalica
Cala il sipario su Cosmo Festival, il progetto culturale legato alla valorizzazione dei siti Unesco che ha “attraversato” Siracusa, Sortino e Pantalica in un percorso artistico che unisce due luoghi straordinari e complementari: l’area archeologica della Neapolis e la necropoli di Pantalica, parti di un unico sistema culturale e paesaggistico di rilevanza internazionale.
Il festival di Architettura prevede la realizzazione di tre installazioni temporanee, in diverse località del sito Unesco “Siracusa–Pantalica”, per un totale di quindici interventi in cinque anni. Tutti i progetti sono concepiti come strutture smontabili, riconfigurabili e reversibili, capaci di attivare luoghi marginali, dimenticati o poco valorizzati.
“Gli interventi non si sovrappongono ai luoghi, ma dialogano con essi, restituendo nuove possibilità di lettura e attraversamento. L’obiettivo è riattivare il patrimonio urbano e naturale, costruendo un itinerario che racconti non solo la storia antica, ma anche una narrazione contemporanea, critica e profondamente radicata nel presente”, spiega il curatore Francesco Moncada dello Studio Rangel. “In un contesto in cui la gestione degli spazi pubblici e del patrimonio è spesso frammentata e poco incline all’innovazione, Cosmo rivendica la necessità di continuare a esplorare e interrogare gli spazi esistenti attraverso il progetto di qualità, nonostante le difficoltà incontrate lungo il percorso”.
Il festival – spiegano gli organizzatori – ha così costruito un itinerario “fisico e concettuale” tra Siracusa e Pantalica, proponendo un’esperienza in cui architettura, paesaggio e patrimonio si intrecciano in una narrazione aperta al confronto internazionale.
Tutti gli interventi sono stati realizzati dall’azienda siciliana Artedia e dal suo braccio operativo Disé. Il tema centrale della prima edizione è stato “Contesto”, inteso non come vincolo ma come materia viva.
Le installazioni portano le firme di tre progettisti di rilevanza internazionale: Didier Fiúza Faustino, Leopold Banchini e Fondamenta. Tre approcci differenti, accomunati dalla capacità di leggere il territorio come spazio di relazione tra corpo, memoria, paesaggio e comunità.

Proprio alla fine di Sortino, è stato temporaneamente installato “25054”, di Fondamenta. “Il progetto riattiva una memoria spaziale latente, trasformando il margine in dispositivo di orientamento verso l’intero sistema territoriale, da Pantalica a Siracusa fino a Ortigia. La scala diventa platea, il vuoto urbano luogo di parola e incontro, il belvedere una soglia che suggerisce una direzione più che incorniciare un’immagine”.

Ha sollevato curiosità e dibattiti “Asympta”, di Leopold Bianchini, sul lungomare di Levante, in Ortigia. E’ definita come “una micro-architettura speculativa che riflette sull’abitare preistorico di Pantalica. Attraverso materiali locali e tecniche contemporanee, il progetto costruisce una possibile narrazione tra geologia, memoria e costruzione, invitando alla sosta e alla riflessione”.

“Personal Kingdom”, di Didier Fiúza Faustino è, infine, “un’installazione nomade e leggera che non spiega il luogo, ma lo mette in tensione. Un gesto effimero che invita a vivere il paesaggio come un regno temporaneo e condiviso, restituendo centralità al rapporto tra architettura, rito e comunità”.
“Guardiamo ora alle prossime edizioni che proseguiranno il percorso di ricerca approfondendo il tema Content, riflessione sui significati, sugli usi e sulle narrazioni che abitano lo spazio oltre la sua forma fisica”, dice ancora Moncada che anticipa i nomi dei progettisti invitati ad interpretarlo: Parabase, Nuno Melo Sousa e Daryan Knoublauch.