Cosa vuol dire “uso civile” dell’ex Idroscalo? Un video mostra il sogno waterfront Elorina

Ci sono due visioni differenti che si scontrano sul futuro dell’ex idroscalo De Filippis, all’interno della grande base del Distaccamento Aeronautico di Siracusa, lungo via Elorina. Da una parte, l’idea della Difesa che ha dato il via libera all’utilizzo della piazzola elicotteri per attività di volo diurno a vista, in funzione civile e militare mentre resta in piedi il bando per la concessione ai privati di una buona porzione accanto all’Idroscalo, per attività ricettiva-ricreativa; dall’altra c’è la proposta del Comitato per la Riqualificazione di Siracusa che incrocia la richiesta di parziale smilitarizzazione della grande area, per fini prettamente pubblici.
Ad esemplificare l’idea del Comitato, un rendering video che mostra cosa si potrebbe realizzare se i luoghi fossero ad uso civile.
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“L’idea progettuale si inserisce in una visione più ampia di riqualificazione urbana, con l’obiettivo di trasformare un’area oggi frammentata e poco fruibile in un moderno waterfront, accessibile, sostenibile e integrato con il tessuto cittadino”, spiegano dal Comitato.
L’area dell’ex Idroscalo rappresenta uno snodo fondamentale per Siracusa: è la principale porta d’ingresso da sud e si trova a meno di un chilometro da Ortigia. Eppure, gran parte del suo potenziale resta inespresso. Le banchine affacciate sul Porto Grande, per uno sviluppo significativo, risultano di fatto precluse alla fruizione pubblica, mentre la presenza del presidio dell’Aeronautica Militare interrompe la continuità del fronte mare.
A ciò si aggiungono criticità ben note come il traffico congestionato lungo via Elorina, l’assenza di percorsi ciclopedonali continui e una generale disconnessione tra città e area portuale.
Il progetto ipotizza una soluzione di equilibrio. Una smilitarizzazione parziale, mantenendo attivo il presidio militare. “Una scelta che consentirebbe di liberare spazi strategici senza compromettere le esigenze della Difesa”, dicono dal Comitato.
Elemento centrale è il cosiddetto “Percorso A”, un asse viario di oltre 1,3 chilometri, pensato per decongestionare via Elorina e migliorare la fluidità del traffico in ingresso città. La riorganizzazione prevede anche la trasformazione dell’attuale arteria in senso unico in uscita, ridisegnando completamente la mobilità dell’area.
Accanto alla viabilità tradizionale, il progetto punta con decisione sulla mobilità sostenibile. La Ciclovia Elorina–Fonte Ciane, lunga oltre 4,6 chilometri, collegherebbe il waterfront alla riserva naturale, creando un corridoio verde capace di valorizzare il paesaggio e incentivare forme di turismo lento.
Una rete continua di percorsi ciclopedonali permetterebbe così di muoversi in sicurezza, separando i flussi e riducendo l’impatto del traffico veicolare.
Il nuovo waterfront
Cuore dell’intervento è il waterfront Elorina, una passeggiata a mare che si sviluppa lungo le banchine restituite alla città. Il progetto immagina spazi ombreggiati, filari di palme, aree di sosta, belvedere sul Porto Grande e zone dedicate ad attività sportive e ricreative.
Un fronte mare dal carattere moderno ma rispettoso del contesto storico e paesaggistico, capace di dialogare con la marina esistente e con i servizi turistici.
I vantaggi delineati sono molteplici: dalla riduzione del traffico e miglioramento della sicurezza stradale, all’aumento delle superfici verdi, fino alla creazione di un nuovo polo di attrazione turistica a ridosso di Ortigia.
Ma soprattutto, il progetto punta a restituire ai cittadini un tratto di costa oggi negato, riaprendo un dialogo diretto tra Siracusa e il suo mare.
Il video-render offre una visione concreta di ciò che l’area potrebbe divenire, in maniera modulare. Si parte dalla semplice fruizione del fronte mare, con giardini e aree sportive, fino a scenari più ambiziosi che includono parchi culturali, poli museali, spazi espositivi e persino strutture universitarie.
‘Una prospettiva che, se accompagnata da scelte politiche e amministrative coerenti, potrebbe cambiare il volto dell’ingresso sud della città e rafforzare l’identità di Siracusa come città di mare”, sostengono con forza dal Comitato.
Il progetto resta, al momento, un’idea. “Il sogno di un waterfront libero, aperto, pubblico in una città di muri, di cancelli, di concessioni e divieti”, lo definisce il presidente di Lealtà&Condivisione Carlo Gradenigo. L’ex assessore comunale rilancia un appello alla politica “affinché l’interesse pubblico possa prevalere su quello privato, le finalità civili su quelle militari, agendo oggi che è possibile farlo e non piangendo domani per l’ennesima scelta privatistica da aggiungere alla Pillirina, allo Sbarcadero, all’Arenella, a Fontane Bianche, all’Isola, al Plemmirio ed a Targia”.
Per questo si battono il Comitato per la Riqualificazione e l’associazione Lepik. Nei giorni scorsi hanno dato vita ad un nuovo e partecipato incontro, questa volta all’Urban Center. E chiara è la volontà cittadina di poter utilizzare quei luoghi, seguendo quella che è stata l’evoluzione di Siracusa negli ultimi 100 anni ed il cambio di funzioni nell’area che fu del 34.o Gruppo Radar.
“Sull’idea di un meraviglioso waterfront in via Elorina, chi ama Siracusa non può fermarsi”, dice il parlamentare Filippo Scerra (M5S), autore di diversi atti con cui ha voluto dare forza alla richiesta cittadina. “Continueremo a fare di tutto per restituire quell’area alla città”, aggiunge.
Un risultato che il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, conta invece di raggiungere “sfruttando” l’occasione del bando e “aperture” dei privati per un uso pubblico garantito, anche se ridotto. “Ha di fatto abdicato al suo ruolo di amministratore pubblico per vestire i panni oramai usurati di amministratore delegato di una città che non gli appartiene”, lo sferza Gradenigo.