Da Tekra a RisAm, cosa c’è nel contratto di affitto del ramo d’azienda

La lettura integrale del contratto di affitto del ramo d’azienda sottoscritto tra Tekra e RisAm, offre un quadro molto più complesso rispetto alla narrazione di un “semplice” passaggio di gestione. Pur essendo un accordo formalmente tra privati, produce effetti diretti e rilevanti sul Comune di Siracusa, sul servizio di igiene urbana cittadino, sulla tutela dei lavoratori e sugli stessi cittadini-utenti-contribuenti.
Il contratto è formalmente legittimo e questo va detto subito. Ma la sua applicazione lascia spazio ad interrogativi che si allungano sulla stessa tenuta del servizio e sul ruolo del Comune di Siracusa che – da controllore – rischia di trasformarsi, ancora una volta, in garante di ultima istanza. “Servono monitoraggio costante, trasparenza totale e controlli puntuali. Il “confine tra autonomia imprenditoriale e interesse collettivo diventa sottile e quindi pericoloso”, dice il capogruppo del Pd, Massimo Milazzo.
Il contratto prevede il subentro di RisAm nei contratti di appalto pubblici di Tekra a partire dal primo febbraio, con l’obbligo per la nuova società di “attivarsi” presso le stazioni appaltanti per ottenere la prosecuzione dei rapporti. Tuttavia, come confermato anche dall’amministrazione comunale aretusea, l’operazione è stata concepita e formalizzata senza un preventivo coinvolgimento di Palazzo Vermexio, che non ha potuto fare altro che prendere atto della situazione ed avviare i controlli di competenza. Questo equivale a dire che il Comune si è ritrovato davanti ad una scelta già compiuta e con margini di intervento ridotti in un settore – quello dei rifiuti – che non ammette vuoti operativi.
Sul piano economico-finanziario, il contratto certifica un dato già emerso nel dibattito politico. La subentrante RisAm ha un capitale sociale di appena 20.000 euro, a fronte di un’operazione che comporta la gestione di appalti milionari, personale numeroso, mezzi, responsabilità ambientali ed obblighi assicurativi.
Il ramo d’azienda viene affittato per 10 anni, senza però contemperare il trasferimento della proprietà dei beni principali. I mezzi restano di Tekra e vengono concessi a RisAm in noleggio, per soli sei mesi, con un canone complessivo di 163.350 euro, rinnovabile ma non garantito oltre tale termine. Durata lunga dell’affitto a fronte di una disponibilità mezzi estremamente breve, potrebbe apparire come una asimmetria. Sia come sia, RisAm si assume la gestione operativa senza di fatto un patrimonio strumentale proprio, affidandosi a mezzi di terzi, molti dei quali – come emerso anche in Consiglio comunale – risultano in cattivo stato o inutilizzabili per carenza di manutenzione.
Se è vero che i debiti pregressi restano a Tekra e che quelli futuri sono interamente a carico di RisAm, il contratto non presenta alcuna garanzia patrimoniale a favore delle stazioni appaltanti (tra queste, il Comune di Siracusa). Quindi se RisAm dovesse trovarsi in difficoltà finanziaria o operativa – si spera mai – il primo soggetto chiamato a intervenire sarebbe il Comune di Siracusa, per evitare l’interruzione del servizio. È esattamente questo il contesto che ha portato il Consiglio comunale ad approvare una delibera per il pagamento diretto degli stipendi in caso di inadempienza. E’ una misura di tutela dei lavoratori che, però, trasferisce indirettamente il rischio industriale sull’ente pubblico. Lecito domandarsi, allora, se esista un piano B per tutelare invece, e nel complesso, i cittadini, il servizio, l’igiene urbana di Siracusa? Parrebbe, purtroppo, di no. Almeno non ancora. Questo è il fronte su cui Palazzo Vermexio deve lavorare in fretta. Altrimenti rischia una clamorosa caduta.
Per quel che riguarda i lavoratori, il contratto richiama espressamente l’articolo 6 del CCNL Fise Assoambiente, imponendo quindi a RisAm l’assunzione diretta di tutto il personale impiegato nei 240 giorni precedenti. Una clausola importante, che tutela la continuità occupazionale ma che – con la previsione dei 240 giorni – taglia fuori un numero ancora non ben precisato di operatori a tempo determinato o di recente ingresso in servizio. Altro punto su cui l’opposizione ha posto l’accento in Consiglio comunale.
Nel suo impianto complessivo, il contratto appare come un’operazione nella quale Tekra mantiene il controllo degli asset strategici (mezzi, know-how certificato, iscrizioni) e monetizza il proprio avviamento attraverso un canone fisso annuo di 60.000 euro ed una quota variabile pari al 5% del fatturato. RisAm, al contrario, assume la gestione quotidiana, i costi di manutenzione, i rischi industriali, le responsabilità ambientali e la pressione delle stazioni appaltanti, senza un rafforzamento patrimoniale proporzionato (come lamentano dalla minoranza consiliare).
Tutti validi motivi per tenere gli occhi puntati sul più rilevante appalto comunale, su cui interviene ora un’operazione societaria di questa portata e che potrebbe produrre effetti che rischiano di scaricarsi sulla corretta gestione del servizio di igiene urbana.