Dagli Usa alla Sicilia per arginare gli effetti dei cambiamenti climatici, summer school UniCt-Mit

È stata inaugurata questa mattina, nella sede universitaria di Palazzo Impellizzeri, la Summer School internazionale “Climate Resilient Solutions for Sicily”, promossa dall’Università di Catania in collaborazione con il Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston. Fino al 26 giugno, 24 studenti provenienti da Stati Uniti e Italia lavoreranno insieme tra Siracusa e Catania per sviluppare soluzioni innovative capaci di affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici e dagli eventi meteorologici estremi.
Ad aprire i lavori è stato il rettore dell’Università di Catania, Enrico Foti, con una lectio dedicata alla fragilità del territorio siciliano di fronte alla crisi climatica. Una riflessione che parte dalla straordinaria ricchezza storica, culturale e paesaggistica dell’Isola, ma anche dalla crescente esposizione a fenomeni estremi che negli ultimi anni hanno colpito duramente il territorio.
Dalla grave siccità del 2024, che ha costretto numerosi comuni a severi razionamenti idrici, fino alla tempesta Harry del gennaio 2026, che ha devastato ampi tratti della costa orientale provocando danni per oltre un miliardo di euro, la Sicilia rappresenta oggi uno dei territori europei maggiormente esposti agli effetti del cambiamento climatico. A questi eventi si aggiungono i rischi legati al dissesto idrogeologico, come dimostrato dalla frana che ha interessato Niscemi all’inizio del 2026.
Proprio da queste criticità nasce la Summer School, organizzata dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura dell’Università di Catania nell’ambito del programma MISTI Italy del MIT. L’iniziativa coinvolge anche l’Università La Sapienza di Roma ed è sostenuta dal progetto SAFI3 della Scuola Superiore di Catania.

I partecipanti – nove studenti del MIT, otto dell’Università di Catania e sette della Sapienza – seguiranno un percorso formativo di 90 ore tra lezioni, laboratori, workshop ed escursioni sul campo. Obiettivo: elaborare strategie concrete per la resilienza delle infrastrutture, la gestione delle risorse idriche, la prevenzione del dissesto idrogeologico e l’adattamento ai cambiamenti climatici. “Gli studenti sono il centro della Summer School – ha sottolineato la coordinatrice scientifica, Rosaria Ester Musumeci –. A loro sarà richiesto non solo di individuare soluzioni, ma anche di sviluppare spirito critico e creatività”. L’intento è formare una nuova generazione di tecnici e ricercatori capaci di affrontare con approccio interdisciplinare le sfide ambientali dei prossimi decenni.
L’iniziativa punta inoltre a rafforzare le collaborazioni scientifiche internazionali. Come evidenziato da Serenella Sferza, responsabile del Programma MIT Italy, il confronto tra studenti e docenti provenienti da realtà accademiche diverse genera spesso nuove linee di ricerca. Tra gli esempi più recenti, una collaborazione tra MIT e Università di Catania per sviluppare sementi più produttive e resistenti in condizioni climatiche difficili.
Non manca il coinvolgimento del tessuto produttivo locale. Per il presidente di Confindustria Siracusa, Gian Piero Reale, il territorio può trasformarsi in un laboratorio di sperimentazione dove università, ricerca e imprese collaborano per tradurre le idee in soluzioni concrete, rendendo il Siracusano un modello pilota nella risposta alla crisi climatica.