Dall’Emilia a Buccheri in bici,1.750 km per rivivere i ricordi del padre soldato: l’impresa di Vanni
Ha pedalato per due settimane, superando 15mila metri di dislivello e 112 ore di fatica, con un unico scopo: trasformare i racconti di guerra di suo padre in una strada vera, fatta di asfalto e sudore. Vanni Ferrari, cicloamatore sessantenne di Carpaneto Piacentino, ha compiuto un’impresa singolare partendo in bicicletta dall’Emilia per raggiungere Buccheri, il borgo collinare nel Siracusano dove il padre Teoltino fu inviato come soldato nel 1941. Non si è trattato di una semplice sfida sportiva, ma di un viaggio intimo e profondo, nato per ripercorrere fisicamente i ricordi d’infanzia e dare forma a un sogno che Ferrari custodiva nel cassetto da quando aveva solo sei anni.
La spinta per salire in sella affonda le radici nella storia drammatica di Teoltino Ferrari, storico maestro elementare di Carpaneto. Mandato al fronte in Sicilia nel 1941, nel 1943 fu catturato dagli inglesi e deportato in Africa, riuscendo a ritornare a casa a piedi solo il 10 agosto 1946, proprio mentre l’intero paese era a messa per il Santo Patrono. Vanni era solo un bambino quando, durante una visita di famiglia a Buccheri, rimase folgorato dalle storie paterne e promise a se stesso che un giorno avrebbe unito Piacenza e la Sicilia con la sola forza delle sue gambe. Dopo aver rimandato il progetto per anni, questa estate ha finalmente agganciato i pedali.
La traversata dello Stivale si è trasformata in un incredibile diario di accoglienza e solidarietà. L’atleta della Cicloturistica San Giorgio ha trovato ospitalità lungo tutto il percorso: da Borgotaro a Sarzana, passando per la Versilia, l’incanto di Siena, Grosseto e Roma, dove si è concesso l’unico giorno di sosta. Scendendo verso il Sud, ad Agropoli, ha persino improvvisato un concerto in piazza con una chitarra prestata, incrociando per caso le giovani pallavoliste piacentine della Vap. Nemmeno un guasto meccanico a Sapri ha fermato la sua corsa verso il traghetto per la Sicilia.
L’arrivo a Buccheri ha segnato il cortocircuito emotivo dell’avventura, il momento esatto in cui i racconti ascoltati da bambino sono diventati realtà. Davanti ai luoghi che avevano ospitato il padre ottantacinque anni prima, e accolto dal calore della comunità locale, Ferrari è scoppiato in un pianto liberatorio, sopraffatto dalla gioia per il traguardo e dalla nostalgia per i genitori che non ci sono più. Il viaggio si è concluso a Siracusa, ma per il ciclista emiliano quei 1.750 chilometri resteranno per sempre il modo più bello per aver dato una forma reale alla memoria familiare.
