Disagio giovanile e vite spezzate, la scossa dell’arcivescovo: “Stiamo annegando nei social”
Nel giorno del patrocinio di maggio di Santa Lucia, in una Piazza Duomo gremita, l’arcivescovo di Siracusa, Francesco Lomanto, nel suo tradizionale discorso ha tracciato un quadro lucido e a tratti severo del tempo presente segnato – ha detto – da “un particolare periodo di prova che ha attentato alla serena convivenza civile e lavorativa”.
La guerra, certo. Ma impossibile non guardare in casa nostra e tradurre quindi in parole il dolore per il dilagante disagio giovanile. “Ci addolora profondamente. Ci troviamo ad affrontare un momento di grande difficoltà, sia per gli adulti che per i giovani, aggravato in particolar modo da una certa incomprensibilità dei linguaggi fra le generazioni”. Il passaggio più toccante è quello dedicato alle tragedie che colpiscono i giovani, con un riferimento esplicito ai suicidi. “La nostra festa è velata di grande tristezza per la prematura morte di giovani che si tolgono la vita. Un male oscuro li aggredisce”. E ancora: “Ciò che accade anche a uno dei nostri giovani è responsabilità di tutti”.
Da qui, il cuore del messaggio, che assume anche una valenza sociale e civile. L’arcivescovo invita a una presa di coscienza collettiva, senza scaricare colpe ma chiamando tutti in causa. “Come comunità cristiana e civile dobbiamo interrogarci: dove abbiamo sbagliato?”.
Non manca una critica esplicita ai modelli culturali contemporanei, con un affondo diretto sull’uso dei social e sulle dinamiche relazionali. “Stiamo annegando nelle sabbie mobili dei social che hanno rubato il posto all’incontro costruttivo e vitale. Un vero dramma sta logorando la nostra umanità, rendendoci schiavi di invenzioni che affascinano la mente, ma svuotano il cuore”.
Un passaggio che suona come un richiamo anche per chi ha responsabilità pubbliche. “È urgente invertire la rotta. Abbiamo il dovere di accompagnare le nuove generazioni alla scoperta dei valori del sacrificio responsabile, della verità che dà senso alla vita, della lealtà che è alla base delle relazioni”. Il riferimento alla vita sociale è esplicito quando Lomanto richiama la necessità di una comunità più attenta e partecipe. “Santa Lucia ci invita a partecipare alla vita sociale, affrontando insieme le difficoltà per non scoraggiarci e costruire una comunità dove l’uno è responsabile dell’altro”. Un’esortazione che si traduce in un invito concreto quando l’arcivescovo dice che “le difficoltà presenti chiedono cuori disponibili, intelligenza caritatevole, occhi attenti e mani operose”.