Eni-Q8 e la bioraffineria, Sinistra Italiana: “Nessun ottimismo, nemmeno cauto”

Nessun ottimismo, nemmeno cauto in merito all’accordo Eni e Q8 per la riconversione di Eni Versalis e la gestione della bioraffineria di Priolo.
Sinistra Italiana commenta attraverso i segretari regionale, Pierpaolo Montalto e provinciale, Sebastiano Zappulla la notizia che riguarda il futuro del polo petrolchimico siracusano.
“Ci chiediamo, innanzitutto- si chiedono i due segretari. se con questa manovra Eni abbia intenzione di abbandonare del tutto il nostro territorio e se le promesse sottoscritte nell’accordo firmato con alcune parti sociali al Mimit nel marzo del 2025 sono da ritenersi superare o se Q8 intende mantenerle. Sulla vicenda-continuano- registriamo il cauto ottimismo di alcune parti coinvolte, ottimismo che seppur cauto noi non condividiamo, le preoccupazioni della Fiom-Cgil di Siracusa sui posti di lavoro che si sono già persi e che si perderanno nell’indotto metalmeccanico, preoccupazione questa sì che noi condividiamo, e le parole positive del governo, attraverso il ministro Urso, che definisce “scelta strategica” la partnership Eni/Q8 sulla bioraffineria”.
Oggi apprendiamo della partnership Eni/Q8, dello stato di avanzamento dei lavori di fermata e smantellamento dell’impianto Eni Versalis, e della pianificazione, tutta da verificare e dimostrare, della costruzione della bioraffineria entro il 2028.
Noi restiamo fermi sulla posizione espressa nell’ottobre del 2024, ribadita nei volantinaggi di questi mesi davanti le portinerie della zona industriale e nelle interrogazioni parlamentari presentate da Alleanza Verdi Sinistra: “manca un piano industriale che possa rilanciare la zona industriale di Siracusa verso un modello produttivo sostenibile sul piano ambientale, economico e occupazionale. Pensare di superare questa crisi di sistema concludono i segretari di Sinistra Italiana- senza un piano industriale organico e di sistema, orientato al futuro e alla green economy, vuol dire accettare l’idea che le lavoratrici, i lavoratori e il territorio devono pagare il prezzo salatissimo in termini di perdita di posti di lavoro, di mancato risanamento ambientale e di un calo significativo del Pil provinciale che una trasformazione degli asset industriali così definita, disarticolata e centrata esclusivamente sulla difesa degli interessi privati comporterà”.