Estorsioni a Priolo, Bosco chiede una commissione d’indagine: “Grave silenzio della politica”

“Tace la politica priolese dopo l’operazione delle forze dell’ordine” che ha portato alla luce un contesto di racket ai danni degli stabilimenti balneari della zona ed altri elementi che parlano di criminalità organizzata. Ad esprimere tutta la sua perplessità sul silenzio registrato sul tema è il consigliere comunale Christian Bosco, che ha chiesto al Prefetto, attraverso una lettera inviata per conoscenza anche al Procuratore della Repubblica, Sabrina Gambino, “ogni opportuno accertamento presso il Comune, anche attraverso la nomina di una commissione d’indagine, come previsto dal T.U.E.L, il Testo Unico delle Leggi sull’Ordinamento degli Enti Locali . Non piace a Bosco “il silenzio della politica priolese – dagli amministratori a chi ha ricoperto incarichi pubblici, fino a tutti coloro che vorrebbero candidarsi a sindaco della nostra città” e definisce questo stato di cose “imbarazzante e vergognoso”.
Nessuna accusa specifica da parte di Bosco nei confronti di nessuno in particolar modo. Chiede, tuttavia, che ad andare a fondo siano le istituzioni e che la polizia prenda una posizione chiara e decisa.

Alle prime luci del 25 giugno sono state eseguite a Priolo cinque misure cautelari nell’ambito di un’operazione congiunta condotta su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania e della Procura presso il Tribunale per i minorenni di Catania. Tre degli indagati non hanno ancora compiuto diciotto anni.
Le indagini sono state condotte dalla Squadra Mobile di Siracusa, dal Commissariato di Priolo Gargallo e dalla Compagnia Carabinieri di Siracusa. Gli accertamenti hanno consentito di raccogliere “gravi indizi” a carico degli indagati in relazione ai reati di estorsione in concorso – tentata e consumata – aggravata dal metodo mafioso, intestazione fittizia di beni, associazione finalizzata allo spaccio di stupefacenti, detenzione e porto abusivo di armi e danneggiamento a seguito di incendio.
Nel corso delle indagini sono emersi episodi di estorsione ai danni di chioschi e lidi della costa priolese, realizzati attraverso l’imposizione di servizi di guardiania ai titolari o la richiesta di somme di denaro per i parcheggi dei clienti. Le ritorsioni, nei casi in cui le richieste non venivano soddisfatte, si concretizzavano in incendi o aggressioni.