Ex ospedale Cinque Piaghe in vendita, Cavallaro(FdI): “Serve prima una riflessione”

“Una città come Siracusa dovrebbe interrogarsi prima di privarsi definitivamente dell’ex Ospedale Cinque Piaghe, uno dei suoi beni pubblici più prestigiosi”.
A dirlo è il consigliere comunale Paolo Cavallaro di Fratelli d’Italia, che commenta la notizia dell’avvio della procedura unitaria da parte del Comune e dell’ASP per la vendita dell’immobile di Ortigia.
“Negli ultimi anni -commenta Cavallaro- Siracusa ha investito molto sullo sviluppo turistico. È una scelta importante, che ha prodotto risultati. Oggi, però, è arrivato il momento di investire con la stessa determinazione anche nei grandi luoghi pubblici della cultura, perché una città non può vivere soltanto di strutture ricettive: ha bisogno anche di spazi che ne custodiscano e ne alimentino l’identità. Importanti immobili pubblici sono stati alienati a soggetti privati. Penso, ad esempio, allo storico Palazzo delle Poste, oggi trasformato in un albergo di lusso, e all’ex carcere borbonico. Sono scelte che rispondono a una logica economica, ma che hanno progressivamente ridotto gli spazi pubblici destinati a funzioni culturali e istituzionali”.
Secondo Cavallaro, “con maggiore lungimiranza, proprio il Palazzo delle Poste avrebbe potuto diventare il grande Palazzo della Cultura che Siracusa ancora oggi non possiede: un luogo permanente dedicato alle arti, alla storia, alla memoria e all’identità della città.
Anche per le Cinque Piaghe l’Amministrazione ha scelto di inserire il bene nel Piano delle alienazioni. Una scelta legittima, ma che, a mio avviso, avrebbe dovuto essere preceduta da una più ampia riflessione sul futuro della città e sulla destinazione di uno dei suoi immobili pubblici più prestigiosi. Vendere un bene è una decisione irreversibile e dovrebbe rappresentare l’ultima opzione, non la prima”.
Poi l’esponente di minoranza prosegue sottolineando che “vendere il patrimonio pubblico non può diventare il modo più semplice per fare cassa. Una buona amministrazione dovrebbe anzitutto recuperare ciò che già spetta al Comune attraverso il contrasto all’evasione e all’elusione tributaria, reperire risorse esterne e solo in ultima istanza valutare la cessione definitiva dei propri beni più preziosi. Per questo credo che, prima di procedere alla vendita delle Cinque Piaghe, sia giusto fermarsi un momento e chiedersi se esista una prospettiva diversa”.
La sollecitazione del capogruppo di FdI al Comune è quella di “valutare se esistano le condizioni per mantenere questo straordinario immobile nel patrimonio pubblico, ricercando ogni possibile soluzione finanziaria, anche attraverso fondi regionali, nazionali, europei o altri strumenti compatibili con gli equilibri di bilancio. L’ex ospedale delle Cinque Piaghe potrebbe diventare un grande polo della cultura, della ricerca e della formazione sul Mediterraneo: un luogo dedicato agli studi sul Mediterraneo e sui siti UNESCO, alla ricerca, all’alta formazione, alle esposizioni, ai convegni, agli archivi, agli eventi culturali e alle attività rivolte ai cittadini e ai visitatori. Siracusa possiede tutte le caratteristiche per candidarsi a ospitare una struttura di questo livello. È città patrimonio dell’umanità UNESCO, è al centro del Mediterraneo, custodisce un patrimonio archeologico e storico unico ed è da sempre luogo di incontro tra popoli e civiltà . E se, all’esito di queste valutazioni, si ritenesse necessario ricorrere anche all’accensione di un mutuo, credo che sarebbe una di quelle rare occasioni in cui difficilmente qualcuno potrebbe contestarne la scelta. Indebitarsi per restituire alla città un immobile di tale pregio, destinandolo a una grande funzione culturale e pubblica, significherebbe investire sul futuro di Siracusa e delle nuove generazioni, non semplicemente sostenere una spesa”.
Infine un ulteriore input. “Se vogliamo che Siracusa continui a essere una capitale della cultura nel Mediterraneo, dobbiamo avere il coraggio di investire nei luoghi della cultura.
Forse il vero valore dell’ex ospedale delle Cinque Piaghe -conclude – non è quello che potrà esprimere in una gara pubblica, ma quello che potrebbe rappresentare per le future generazioni”.