Fillea Cgil Sicilia:”Nel 2025 infortuni in crescita”

“In Sicilia, il 2025, si chiude con un peggioramento complessivo del quadro infortunistico e con una crescita ancora preoccupante delle malattie professionali”. Così Salvo Carnevale, della segreteria Fillea Cgil Sicilia, che spiega: “Il settore più esposto resta quello delle costruzioni allargate, ricostruito nel perimetro Inail del grande gruppo ‘Costruzioni e settori del materiale’. In questo comparto le denunce di infortunio in occasione di lavoro passano da 1.961 nel 2024 a 2.073 nel 2025: 112 casi in più, pari a un aumento del 5,7%. Un dato pesante, che conferma come la filiera delle costruzioni, dell’edilizia e delle attività collegate continui a essere uno dei punti più critici della questione sicurezza”. Anche il dato sugli esiti mortali da infortunio, “un vero e proprio operaicidio” – precisa Carnevale – il quadro resta drammatico. Nel 2024 i casi mortali nelle costruzioni sono stati 15; nel 2025 scendono a 11. Il calo c’è, ma non basta a rassicurare nessuno: 11 morti in un anno, in un solo comparto e in una sola regione, sono un numero intollerabile. Altro che miglioramento, siamo davanti a una strage che continua”. E crescono in modo netto anche le malattie professionali “che rappresentano la faccia meno visibile ma più profonda e strutturale – ancora Carnevale – del rischio da lavoro. In Sicilia, nel 2025, le denunce arrivano a 1.729. Le patologie più denunciate sono quelle del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, seguite dalle malattie dell’apparato respiratorio, dalle malattie dell’orecchio e della mastoide e da quelle del sistema nervoso. È una fotografia brutale delle condizioni reali di lavoro: sovraccarichi, usura fisica, esposizione prolungata ad agenti nocivi, rumore, ritmi e organizzazione del lavoro che consumano il corpo delle persone”. A detta di Carnevale “non basta contare i casi. Bisogna guardare al rischio vero, cioè all’incidenza della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa. È questo il criterio che misura dove si lavora in condizioni più pericolose e dove servono interventi straordinari e impattanti sulla organizzazione del lavoro. Diversi studi indicano che tra il 2022 e il 2025, a livello nazionale, le vittime complessive sono aumentate del +8,5% e che la Sicilia compare più volte tra le aree di maggiore criticità. Significa una cosa sola: l’emergenza non è finita e rimane strutturale. E questa lettura parla direttamente alla Sicilia. Perché i numeri del 2024 e del 2025 ci dicono che non siamo davanti solo ai casi mortali, ma a un sistema produttivo in cui crescono insieme infortuni, patologie da lavoro e rischio alto sui comparti, come il nostro”. Carnevale conclude: “Le costruzioni sono uno dei nodi principali, non solo per il numero delle denunce, ma per la gravità dei fatti e per la diffusione dei rischi lungo tutta la filiera: cantieri, subappalti, lavorazioni specialistiche, attività collegate. Per questo serve un cambio di passo immediato. Non possiamo continuare a ripetere all’infinito l’elenco delle cose da fare senza farle davvero: più controlli, più prevenzione, più formazione vera, qualificazione rigorosa delle imprese, contrasto netto al lavoro irregolare, vigilanza forte lungo tutta la catena degli appalti e dei subappalti. Per la Fillea Cgil Sicilia questi numeri impongono una priorità assoluta: riportare al centro la salute e la sicurezza nel lavoro, rompendo definitivamente con la politica del cordoglio e delle parole di circostanza. Servono atti concreti, scelte radicali e responsabilità certe. Per questo rilanciamo una richiesta chiara e ormai storica della Fillea Cgil: una Procura nazionale contro gli infortuni sul lavoro, per colpire davvero responsabilità, omissioni e impunità con efficacia dentro un quadro normativo da mutare”.