Gesto sessista in consiglio comunale, minoranza indignata: “Intervenga il presidente”

“Un episodio vergognoso oggi in consiglio comunale”.
Non usano mezzi termini i consiglieri di minoranza Damiano De Simone, Cosimo Burti, Luigi Gennuso, Alessandra Barbone, Leandro Marino, Toti La Runa (FI),Sara Zappulla, Angelo Greco, Massimo Milazzo (PD),Paolo Cavallaro, Paolo Romano (FdI), Ivan Scimonelli, Francesco Vaccaro, Daniela Rabbito (Lista Insieme).
Il riferimento è al gesto di un consigliere “che si è lasciato andare a un gesto sessista e offensivo, incompatibile con il ruolo istituzionale che ciascun eletto è chiamato a ricoprire e con il rispetto dovuto all’aula consiliare. Ci siamo accorti dell’accaduto solo successivamente, visionando la registrazione video della seduta, poiché il gesto è stato compiuto alle spalle di molti e non era stato percepito nell’immediatezza. Proprio per questo non è stato possibile intervenire direttamente in aula nel momento in cui l’episodio si è verificato. Resta, però, la gravità del fatto. Quel gesto -tuonano i consiglieri- non è una semplice mancanza di educazione. È un gesto sessista perché porta dentro un’istituzione un linguaggio del corpo volgare, allusivo e degradante, che nulla ha a che vedere con il confronto politico e con il mandato di rappresentanza conferito dai cittadini. In aula non si rappresenta se stessi, né si può pensare di agire come se si fosse fuori da ogni contesto pubblico: si rappresentano una comunità e un’istituzione. Non è la prima volta che dentro il consiglio comunale si registrano atteggiamenti irrispettosi, volgari o sessisti, spesso lasciati scivolare nel silenzio o derubricati a semplici momenti di tensione. È un lassismo che non può più essere tollerato. Il Consiglio comunale dovrebbe essere il luogo più alto del confronto democratico cittadino, non uno spazio in cui comportamenti offensivi e lesivi del decoro istituzionale possano passare come se nulla fosse”.
Al presidente del consiglio comunale Di Mauro, i consiglieri chiedono “di procedere con una censura chiara dell’episodio e un richiamo fermo al rispetto del ruolo, dell’aula, della dignità personale e delle regole minime del confronto democratico. Il sessismo – concludono – è una forma di violenza simbolica e politica. È importante che quando entra nelle istituzioni sia riconosciuto, condannato e fermato senza ambiguità”.
Il riferimento è al consigliere Franco Zappalà, che con una chiara gestualità, avrebbe reso note le proprie attitudini sessuali.