Goletta Verde, allarme sulle coste siciliane: il 70% dei campioni oltre i limiti di legge
Secondo i dati del monitoraggio 2026 di Goletta Verde (Legambiente), presentati oggi a Catania, ben il 70% dei campioni analizzati lungo le coste della Sicilia è risultato oltre i limiti di legge, mentre oltre la metà dei punti controllati è stata classificata come fortemente inquinata, evidenziando ancora una volta le criticità del sistema di depurazione delle acque reflue.
L’indagine ha interessato 23 punti di campionamento distribuiti in sei province siciliane – Messina, Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta e Catania – con analisi effettuate tra la fine di giugno e l’inizio di luglio. Dei 23 punti monitorati, 16 sono risultati oltre i limiti di legge, mentre soltanto 7 hanno restituito valori conformi.
Tra le situazioni più preoccupanti spicca Aci Trezza, nel Catanese, dove il punto di monitoraggio sul lungomare Galatea continua a risultare fortemente inquinato ormai dal 2020. Una criticità che Legambiente collega ai ritardi nella realizzazione del collettore fognario e ai problemi cronici del sistema di depurazione. Proprio qui l’associazione ha esposto lo striscione “Che Vergogna” per richiamare l’attenzione sul mancato superamento delle criticità.
L’analisi provinciale evidenzia un quadro molto eterogeneo. In provincia di Agrigento tutti e tre i punti monitorati, alle foci di torrenti e fiumi, sono risultati fortemente inquinati. Situazione negativa anche nel Catanese, dove tutti e tre i campioni hanno superato abbondantemente i limiti di legge. A Palermo cinque degli otto punti controllati sono risultati inquinati o fortemente inquinati, mentre nel Trapanese tre dei quattro punti hanno evidenziato criticità. Migliore il quadro nel Nisseno, dove entrambi i campioni sono risultati entro i limiti, mentre nel Messinese due dei tre punti monitorati sono risultati oltre i valori consentiti.
Legambiente punta il dito soprattutto contro le carenze strutturali della rete di depurazione siciliana. “Le criticità aumentano di anno in anno – sottolinea il presidente regionale, Tommaso Castronovo – segno che il problema continua a non essere affrontato con decisione. I cittadini hanno diritto a un mare sano e a informazioni chiare sulla qualità delle acque”.
Un ulteriore elemento di criticità riguarda l’informazione ai bagnanti. Nel 43% dei punti monitorati non erano presenti cartelli di divieto di balneazione, mentre solo in due siti sono stati trovati pannelli informativi sulla qualità delle acque. Per Legambiente si tratta di una carenza significativa nella comunicazione dei potenziali rischi sanitari.
Nel monitoraggio 2026 non figurano punti di campionamento nella provincia di Siracusa. L’indagine ha infatti interessato esclusivamente le province di Messina, Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta e Catania. L’assenza del Siracusano dal report non consente quindi di trarre conclusioni sullo stato delle acque della provincia. Resta però il tema generale evidenziato da Legambiente ovvero la necessità di accelerare gli investimenti nella depurazione e nel monitoraggio ambientale per tutelare uno dei patrimoni più importanti della Sicilia, rappresentato dal suo mare.