Guerra e turismo, albergatori siracusani prudenti: “Preoccupati, ma no panico da disdette”

Le nuove tensioni internazionali nell’area del Golfo alimentano interrogativi anche sul futuro del turismo in Sicilia. Un settore che negli ultimi anni ha trainato l’economia dell’isola e che ora guarda con attenzione all’evoluzione dello scenario geopolitico e ai suoi possibili effetti sui flussi di viaggiatori.
Al momento il quadro appare diviso tra due tendenze, in una apparente dicotomia. Da una parte il timore di cancellazioni e rallentamenti nelle prenotazioni, soprattutto da parte della clientela straniera; dall’altra la possibilità che una parte del turismo internazionale “rivaluti” mete considerate più sicure e tranquille, come la Sicilia, preferendole a destinazioni oggi percepite come più esposte alle tensioni globali.
“Serpeggia una certa preoccupazione per l’immediato, ma senza panico”, spiega Pippo Rosano, presidente di Noi Albergatori Siracusa. Qualche segnale di rallentamento è già arrivato. “Alcune cancellazioni, specie da turisti stranieri, ci sono state. Ma non siamo su numeri che creano allarme, come invece sta accadendo in altre realtà vicine alla nostra”, commenta.
La vera incognita riguarda piuttosto i mesi successivi. Cosa accadrà nel caso il conflitto non termini? “Il 70% del turismo siracusano è composto da clientela straniera. Se gli stranieri smettono di viaggiare, o se il caro voli ci renderà ancora meno competitivi, allora sì che potrebbe diventare un problema”. In ipotesi, si potrebbe sperare anche un effetto opposto. Ovvero, in uno scenario internazionale instabile, alcuni flussi turistici potrebbero cambiare direzione. “Potremmo anche assistere a un aumento dei turisti italiani che scelgono di restare entro i confini nazionali invece di viaggiare su Dubai, Doha e destinazioni simili ma oggi esposte”, osserva Rosano.
Molto dipenderà però da altri fattori economici che pesano sulle scelte di viaggio a partire dal costo dei carburanti, dell’energia ed il fattore inflazione. “Sono questi gli aspetti che non fanno dormire sonni danni”, aggiunge Rosano.
Proprio per questo gli albergatori siracusani puntano sulla prudenza anche sul fronte delle tariffe. “Aumenti? Non se ne parla. Per noi il turismo è pane quotidiano e non possiamo permetterci errori. Cercheremo di reggere il più possibile senza aumentare i prezzi nemmeno di un centesimo”.
In attesa di capire come evolverà il quadro internazionale, il settore si prepara quindi a una stagione che potrebbe rivelarsi “incerta” ma anche ricca di opportunità, se la Sicilia saprà confermarsi come meta sicura e competitiva – voli, carburanti, energia, inflazione – nel Mediterraneo.