Hormuz e l’impatto sul polo industriale siracusano. Petrolio dal Mar Nero, biometano al posto del gas
“E’ chiaro che per la zona industriale di Siracusa l’impatto del conflitto nell’area del Golfo è importante. E’ una di quelle fasi in cui, oltre ad essere preparati, bisogna anche essere pronti”. A dirlo è Guglielmo Arrabito, site manager di Sasol Augusta. “Noi siamo stati fortemente impattati, perché le nostre materie prime arrivano da lì, passano da Hormuz. Al momento hanno dichiarato forza maggiore e siamo in carenza di materia prima. Stiamo cercando di ribaltare in opportunità il momento e stiamo valutando la possibilità di riaprire un impianto” attraverso cui autoprodurre quello che può servire per i processi produttivi. Con le scorte attuali, si può andare avanti fino alla prima decade di maggio. “Per noi, quella è la deadline”, conferma Arrabito. Non si resta però passivi in attesa degli eventi. Ad esempio, Sasol Italy – anche per bypassare il problema della dipendenza dal gas mediorientale – ha acquistato 30 milioni di metri cubi di biometano. La scorsa settimana è stato formalizzato un accordo pluriennale con CH4T, gruppo societario attivo nello sviluppo e nella gestione di impianti per la produzione di biometano. L’accordo prevede il ritiro di biometano prodotto da diversi impianti del gruppo societario CH4T attraverso il trattamento di effluenti zootecnici e sottoprodotti agricoli non destinati al consumo umano, immesso nella rete nazionale del gas, contribuendo così alla progressiva sostituzione del gas naturale di origine fossile utilizzato nei processi industriali di Sasol Italy. Il biometano fornito, peraltro, permetterà una riduzione delle emissioni di CO2 nei siti industriali di Sasol Italy per circa 63.000 ton/anno. Chiara strategia di diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico, alla luce delle crescenti tensioni sui mercati. Strategia, peraltro, a forti tinte green per cui anche l’ambiente ringrazia.
In tutto il polo industriale siracusano, il mantra tra i vari management è comunque lo stesso: “essere pronti ad ogni evenienza”. Le raffinerie marciano al momento regolari e non ci sono preoccupazioni particolari all’orizzonte. La più grande, Isab, si rifornisce di grezzo attraverso il Mar Nero. Il costante via vai di grandi petroliere conferma l’operatività piena.