Ias: fuori i privati, dentro i Comuni (di Floridia e Solarino). “Ma da soli non possono sostenere quelle spese”

Sei mesi fa, per la prima volta in via ufficiale, si è parlato in Regione della possibilità di trattare i reflui di Siracusa. Floridia e Solarino in Ias, collettando il depuratore di Canalicchio con il consortile. Operazione, questa, che permetterebbe di mantenere in vita il depuratore nato negli 80 a servizio fondamentalmente della zona industriale. Per discutere dell’ipotesi, venne convocato un apposito tavolo in presidenza della Regione con i sindaci di Priolo, Augusta, Melilli, Siracusa, Floridia e Solarino. C’era il commissario alla depurazione e c’erano anche gli assessori competenti.
Quel piano, oggi, assume sempre maggiore concretezza. Incassata la disponibilità di massima dei vari sindaci interessati, con la Regione che dovrebbe farsi carico dell’investimento iniziale per collegare Canalicchio in Ias (circa 6 milioni di euro, secondo le prime stime, ndr) ed un piano industriale che prevede un importante giro economico sul percolato ed una massimalizzazione dell’impiego del nuovo laboratorio realizzato. Azioni che, secondo alcune analisi, potrebbero dare una grande mano per il suo mantenimento. Ias è, infatti, un impianto molto costoso e pensato per funzionare solo in presenza di grandi quantità di reflui.
“Solarino e Floridia non sono tra i Comuni soci, a differenza di Siracusa, Melilli e Priolo. Questo significa che conferendo in Ias, a differenza dei soci, continuerebbero in teoria a pagare per intero il costo della depurazione, così come avviene oggi. Ho chiesto, nell’ipotesi di collettamento al depuratore consortile, che anche ai Comuni di Solarino e Floridia venga richiesto un forfait. E da questo punto di vista, mi è stata data ampia disponibilità”, rivela il sindaco di Solarino e deputato regionale del Pd, Tiziano Spada. I costi, insomma, non ricadano su alcuni Comuni più che su altri è il suo warning.
“I player industriali che stanno staccando dal depuratore, sono quelli che sino ad ora si sono sobbarcati l’onere maggiore della spesa per la depurazione. Se qualcuno pensa che i Comuni entranti possano o debbano sostituire per intero i privati, è bene premettere che nessun ente locale oggi è in grado di sostenere quello sforzo economico”, le parole di Spada. Ecco perchè, nella sua analisi, è assolutamente necessario mettere in campo quelle azioni annunciate – incluso il trattamento del percolato – che garantirebbero un indotto tale da far virare verso la piena sostenibilità il depuratore consortile. Operazione possibile anche intervenendo su altri costi, oggi davvero esosi come – ad esempio – quello energetico. “Il depuratore consortile è energivoro e richiede almeno tra i 3 ed i 4 milioni di euro in energia. E’ giocoforza necessario immaginare un primo investimento in termini di efficientamento energetico, per abbassare quella spesa”. Ed ecco quindi l’altra priorità.