Il ministro Urso e il presidente Schifani a Siracusa per i cento anni di Confindustria: energia, transizione, sviluppo

Al teatro Massimo di Siracusa, nel cuore del centro storico Ortigia, il ministro per le Imprese è arrivato puntuale alle 10. Un generoso punto stampa con i giornalisti presenti per il centenario di Confindustria Siracusa, e poi sul palco per il suo atteso intervento. “Ho scelto di essere qui, sebbene invitato anche a Torino per un altro ugualmente importante impegno”, spiega Adolfo Urso rafforzando il senso della sua presenza a Siracusa, poco più di un mese dopo la visita alla raffineria Isab seguita al closing con Ludoil ed il ritorno in mani italiane degli importanti stabilimenti siciliani.
In questa occasione celebrative, Urso sottolinea il valore della storia industriale “come patrimonio del Paese” e, in quel contesto, “Siracusa è un esempio di come sviluppare al sud l’industria”. Subito dopo ricorda come l’asset energetico aretuseo sia “un pezzo della sicurezza italiana ed europea” per poi ricordare che “il primo intervento da ministro fu il Decreto legge per mettere in sicurezza il sito produttivo Priolo”. Oggi il problema della raffinazione ha assunto una dimensione europea, a causa anche delle scelte degli scorsi anni che hanno finito per disincentivare gli investimenti e produrre chiusure. In questo, risalta ancora di più il valore ed i numeri – anche occupazionali – dell’area industriale siracusana, secondo polo d’Europa e capace di mostrae il segno più su quasi tutti gli indicatori dal 2022 ad oggi. Ecco allora che, dice Urso, “questo territorio diventa esempio e modello produttivo”, alle prese con la transizione che non può però “essere contro le aziende”, aggiunge il ministro per il convinto applauso della platea. E poi, quasi rispondendo alle richieste del presidente Reale, assicura “sostegno e non assistenzialismo” per le delicate partite del futuro e conferma la volontà di aprire un ulteriore ragionamento sulla revisione del meccanismo degli Ets mentre riconosce la leale collaborazione con la Regione Siciliana.

E proprio il presidente Schifani prende la parola subito dopo il ministro delle Imprese e del Made in Italy. “Ai tanti imprenditori e ai lavoratori che hanno costruito la storia industriale siracusana va la riconoscenza del governo regionale”, esordisce. “La Sicilia ha bisogno delle sue imprese, della grande industria come delle piccole aziende, dell’indotto e di chi sceglie di avviare una nuova attività. Il compito delle istituzioni è creare le condizioni perché investire sia conveniente e perché chi produce possa contare su prospettive e fiducia”, è la premessa. “Il polo industriale siracusano – dice Schifani – rappresenta una realtà strategica per l’intero Paese: secondo il rapporto Ambrosetti sostiene oltre 40 mila occupati, considerando attività dirette, indirette e indotto, mentre le raffinerie esprimono circa il 30 per cento della capacità nazionale di lavorazione del greggio”. Numeri che le tensioni internazionali, il costo dell’energia e le trasformazioni dei mercati mettono a rischio anche nella chiamata alla sfida della transizione. “La transizione energetica deve essere governata accompagnando le imprese verso produzioni più sostenibili, ma senza mettere a rischio l’occupazione. Servono tecnologie, risorse e tempi compatibili con la vita degli stabilimenti. Su questo continueremo il confronto con il governo nazionale e con il ministro Urso, facendo valere le ragioni del territorio e tenendo insieme salute, ambiente e lavoro”, assicura il governatore siciliano.
A Priolo è, intanto, iniziata la costruzione della bioraffineria Eni-Q8 mentre attira attenzioni la Hydrogen Valley. “La Regione seuge e accompagna il cambiamento. Il contratto di sviluppo di Sonatrach prevede 72 milioni per la tutela ambientale, di cui 23 milioni di cofinanziamento regionale. Altri sei progetti legati alla provincia di Siracusa sono in valutazione nell’ambito del programma Step, per sostenere la transizione ecologica e digitale”, ricorda Schifani.
Il quadro economico siciliano resta incoraggiante, anche grazie alla spinta di valore assicurata dalla zona industriale siracusana ed il suo export che passa dal porto di Augusta, primo scalo merci dell’Isola (movimenta il 27,6% dei volumi regionali) e pronto per l’eolico offshore (“Dobbiamo fare in modo che attorno alle opportunità della cantieristica per l’eolico offshore crescano forniture, servizi e competenze locali, con benefici per tutta la provincia”, Schifani). “Tra il 2019 e il 2024 il Pil siciliano è cresciuto del 9,3 per cento in termini reali, contro il 5,8 per cento nazionale. Il rapporto Ambrosetti evidenzia inoltre che la Sicilia è prima in Italia per crescita del tasso di occupazione tra il 2019 e il 2025, con un incremento del 14,9 per cento. Nell’ultimo triennio le entrate tributarie regionali sono aumentate di oltre cinque miliardi, senza incrementare la pressione fiscale. La nostra scelta – spiega il presidente della Regione – è rimettere queste risorse in circolo, sostenendo gli investimenti e aiutando le famiglie”.
A proposito di investimenti, occhio ai tempi amministrativi. “Dobbiamo garantirne di adeguati. Un investimento può fermarsi anche a causa di una risposta che tarda ad arrivare. Chi presenta un progetto ha diritto a conoscere l’esito della propria domanda in tempi ragionevoli. Continuerò a richiamare gli uffici alle proprie responsabilità: la qualità dell’amministrazione si misura anche dalla sua capacità di consentire alle imprese di lavorare”.