Il turismo cambia Ortigia: meno negozi, boom di ristoranti e affitti brevi. “Crescere senza svuotare”
Negli ultimi anni il commercio siracusano sta attraversando una trasformazione profonda. I numeri raccontano il cambiamento che non riguarda soltanto le dinamiche economiche ma anche l’identità stessa della città, soprattutto nel suo cuore storico.
Secondo i dati più recenti, forniti da Confcommercio e dall’istituto Tagliacarne, in tredici anni Siracusa ha perso circa un quarto delle imprese commerciali. Un dato che fotografa una tendenza diffusa a livello nazionale – in Italia dal 2012 sono scomparsi oltre 150mila negozi – ma che nel capoluogo aretuseo assume caratteristiche molto specifiche, legate alla crescita impetuosa del turismo e alla conseguente riconversione di molte attività.
Il fenomeno appare ancora più evidente in Ortigia, dove il tessuto commerciale tradizionale si è progressivamente rarefatto. Sono scomparse le edicole e gli ambulanti, mentre i bar storici hanno registrato una contrazione significativa, stimata attorno al 40%. Parallelamente è cresciuto con grande rapidità il settore della ristorazione e dell’ospitalità turistica, con un aumento costante di ristoranti, B&B e case vacanza.
Una trasformazione che trova conferma anche nei dati del Rapporto Svimez 2025. Siracusa conta oggi 28,2 strutture extra alberghiere ogni mille abitanti, uno dei valori più alti del Mezzogiorno, oltre il doppio rispetto a città come Palermo e Catania. Ancora più significativo è il dato relativo agli affitti brevi: l’85,8% degli annunci Airbnb riguarda interi appartamenti, sottratti di fatto al mercato residenziale tradizionale. La ragione economica è evidente perchè bastano alcune settimane di locazione turistica per ottenere introiti pari a un intero mese di affitto ordinario.
Per Elio Piscitello (Cna) è necessario tornare a gestire i fenomeni e garantire equilibrio, senza demonizzare le nuove tendenze. “Il turismo è una ricchezza concreta per la città. Siracusa registra 8,5 presenze turistiche per abitante, quasi il doppio della media del Mezzogiorno, anche se resta ancora sotto la media del Centro-Nord che è di 9,6. La Sicilia nel 2024 ha superato i 17 milioni di presenze. Il potenziale è enorme” e spinge questa trasformazione urbana. “Gli affitti brevi rappresentano per molte famiglie un’integrazione di reddito e hanno contribuito a soddisfare una domanda turistica che il sistema ricettivo tradizionale non riusciva a coprire integralmente”, dice Piscitello.
Il punto centrale riguarda la capacità delle istituzioni di accompagnare il cambiamento senza subirlo. “Non è un problema solo siracusano. In tutta Italia assistiamo alla scomparsa del commercio di prossimità. Proprio per questo diventa fondamentale governare il fenomeno”. E l’esperienza di altre città dimostra che strumenti di regolazione sono possibili. “Molti centri urbani si stanno già muovendo: Palermo ha introdotto una moratoria sulle nuove aperture food nel centro storico, Firenze ha previsto incentivi fiscali per riportare gli immobili all’affitto residenziale, Venezia ha bloccato le nuove locazioni turistiche”. Anche a Siracusa, osserva Piscitello, “qualcosa si è fatto e si sta facendo”, come ad esempio guardando alla Borgata. Ma la velocità con cui sta cambiando il mercato richiede interventi più strutturali e una visione di lungo periodo che passa ancora una volta da quella moratoria di 3 anni per nuove aperture food and beverage in Ortigia. Una proposta che aveva messo tutti d’accordo, politica inclusa, salvo sparire poi dai radar. Eppure parola chiave è “governare” i fenomeni. “Governare non significa frenare o vietare. Significa far crescere senza correre il rischio concreto di svuotare interi quartieri”.
Il futuro del centro storico siracusano sembra dunque giocarsi proprio su questo equilibrio delicato. Da una parte, valorizzare il turismo, che rappresenta una leva fondamentale di sviluppo; senza però sacrificare quel tessuto commerciale e sociale che rende una città viva tutto l’anno e non soltanto durante la stagione turistica.