In ricordo di Matteo Di Franca. “Era un tessitore di traiettorie. Porteremo avanti i suoi progetti”
Oggi è il giorno del dolore. Nel pomeriggio, in Cattedrale, l’ultimo saluto a Matteo Di Franca, il 24enne tragicamente scomparso a causa di un incidente in mare. Per questo triste momento, sono arrivati a Siracusa giovani da ogni parte d’Europa. Tra loro c’è anche Chiara Lombardo, segretaria nazionale di Giosef, l’associazione di cui Matteo era instancabile animatore. “Matteo era con noi da quando aveva 16 anni. Noi lo abbiamo conosciuto a scuola e da quel momento si è avvicinato sempre più ai nostri progetti”, ricorda con malinconia. “Nonostante fosse il più piccolo di tutti nel nostro direttivo, Matteo è diventato subito vicepresidente perché abbiamo subito capito che un ragazzo così brillante, intelligente, pieno di progetti e di idee potesse davvero rappresentare il futuro della nostra associazione, che appunto si chiama Giovani Senza Frontiere per questo motivo. La sua perdita – aggiunge con un filo di voce – è incommensurabile, lascia un vuoto nel nostro cuore di amici, colleghi, compagni. Non potrà essere mai riempito se non forse con la consapevolezza di tutto quello che lui ci ha insegnato, ci ha donato. Cercheremo di portare avanti i suoi progetti, in qualche modo saremo con lui, valicando quest’ultima frontiera che purtroppo abbiamo dovuto accettare in questi giorni”.
E’ difficile parlare di Matteo Di Franca al passato. Guardano le foto lasciate da amici e conoscenti sulla parete del ricordo in Urban Center, scorre il film di una giovane vita intensa. “Il dolore è personale, individuale. Ma oggi è anche un dolore collettivo e lo si avverte, lo si vede in tutte quelle foto, con tutte queste persone che sono venute da tutte le parti d’Italia per dargli l’ultimo saluto”, commenta Chiara.
Sono arrivati ragazzi dal nord Italia, da Napoli, da Bari e persino da Giosef Polonia. “A Matteo voglio promettere, insieme a tutte le persone che lo hanno conosciuto in questi anni di impegno civico, che tutte le sue idee, tutti i suoi progetti e ogni piccolo atomo di cambiamento che lui aveva cominciato ad innescare, lo moltiplicheremo. Lo moltiplicheremo – dice Chiara Lombardo – per fare in modo che tutti i suoi sogni e tutti i suoi progetti vengano comunque alla luce e sia fiero di noi, in qualche modo”.
I singhiozzi tagliano le parole. “Lui diceva sempre che se non avesse trovato una via, l’avrebbe inventata. Oggi pensare che questa fosse una delle sue frasi preferite, mi fa venire i brividi. E allora, in qualche modo, sono certa che lui troverà una strada per farci vedere qual è il cammino”. Si ferma, lo sguardo pare vagare altrove. “Voglio raccontare un piccolissimo aneddoto che mi ricorderà per sempre chi era Matteo. Io sono un pò più grande di lui, quindi qualche anno fa la mattina lo chiamavo perché dovevamo presentare progetti. E non mi rispondeva. Allora una volta, quasi arrabbiata, l’ho chiamato. E gli ho detto: Matteo, ma perché non mi rispondi mai la mattina? E lui con la sua solita, disarmante franchezza mi ha risposto: sono a scuola la mattina. Era un ragazzino, ma lavorando con lui, da lontano, non ne avevi percezione, non ti accorgevi che fosse così piccolo. Per la sua cultura, per la sua preparazione, per la sua intelligenza completamente fuori dal comune”.
Credeva nel cambiamento, e lo costruiva mattoncino dopo mattoncino. Con una energia coinvolgente. Senza rabbia, ribellione. “E’ sempre stato un tessitore di traiettorie. Siamo pronti a seguire le sue traiettorie, ovunque ci portino. Anche dopo questo momento di terribile e disarmante dolore”.
In tanti prenderanno la parola durante la triste cerimonia in Cattedrale. “Saremmo tutti lì. E mi piace pensare che lui ci stia guardando e alla fine, per l’ennesima volta, dirà che ce l’ha fatta: farci venire da tutta l’Europa a Siracusa, con un volo last minute. Come ha sempre desiderato che facessimo”.