Intitolata a Josephine Leotta l’aula studio di Architettura, pergamena ai familiari

«Josephine era già un’architetta dell’anima,  riusciva a creare bellezza in ogni aspetto della sua vita. La sua esistenza ha lasciato tracce profonde: non solo nelle persone e nella famiglia che l’hanno vista crescere, ma nell’intera comunità di Belpasso, qui a Siracusa e in tutti i luoghi in cui ha operato con generosità e spirito di servizio”. Con queste parole, visibilmente commosso, il rettore dell’Università degli Studi di Catania, Enrico Foti ha sottolineato la cerimonia solenne che si è svolta a Palazzo Impellizzeri, per intitolare l’aula studio a Josephine Leotta, studentessa di Belpasso tragicamente scomparsa il 10 marzo 2025 a causa di incidente stradale mentre raggiungeva Siracusa per frequentare le lezioni del corso di laurea in Architettura.

A Josephine è dedicata la lettera dei colleghi e delle colleghe. «Cara Josie- le parole usate questa mattina-  siamo tutti qui riuniti per celebrare il tuo ambito traguardo, la tua laurea. Tante volte hai sognato questo momento, hai immaginato quale vestito indossare per questa occasione; ti sei chiesta come ti sarebbe stata la corona d’alloro con i tuoi capelli mossi, e persino in quale mese ti saresti finalmente tolta questo pensiero. Le cose purtroppo sono andate in modo diverso».
Il rettore Enrico Foti ha consegnato alla sorella Jacqueline e al padre Gianluca la pergamena attestante gli studi compiuti da Josephine, alla quale mancava soltanto un esame per conseguire l’ambito titolo di studio. Alla cerimonia hanno partecipato anche il direttore del dipartimento Dicar Matteo Ignaccolo, il presidente della Struttura didattica speciale di Siracusa Fausto Carmelo Nigrelli – che ha annunciato l’istituzione, da parte dei familiari e della Sds di Architettura, di una borsa di ricerca dedicata a Josephine e destinata a giovani architetti – e il presidente del corso di laurea Luigi Pellegrino. In aula erano inoltre presenti una rappresentanza degli scout di Belpasso e l’intera comunità della Struttura didattica aretusea: studenti e studentesse, docenti e personale amministrativo, riuniti per ascoltare il racconto del percorso formativo di Josephine, fino alle ricerche sviluppate per la sua tesi di laurea.
«Eri la ragazza dei mille impegni, nonostante l’università trovavi il tempo di dedicarti alla famiglia, agli scout e ad altre attività – hanno ricordato i colleghi di studio -. Da te abbiamo imparato tanto, oltre gli argomenti universitari. Abbiamo imparato lezioni che in nessun libro si trovano, lezioni che nessuno ti spiegherà mai. Ad esempio, saper ascoltare il silenzio, riconoscere ed apprezzare i valori della vita. E ancora essere pronti a reagire e a trovare la forza di andare avanti. In queste aule ci hanno insegnato che l’architetto non progetta soltanto ambienti o prodotti, ma cerca di risolvere problemi, trovando soluzioni anche di fronte a mille difficoltà. E noi ti ricorderemo sempre così, cara Josephine: la collega che trovava la soluzione anche al problema più difficile».  «Nella città aretusea ha poi rivolto lo sguardo verso il mare – ha proseguito il rettore – immaginando, nel suo studio di tesi di laurea, un nuovo waterfront, un nuovo rapporto tra la città e il mare, tra gli spazi urbani e la loro fruizione. Nell’aula studio che oggi abbiamo voluto intitolarle risuonano ancora le sue parole, rivolte ai giovani scout: parole nelle quali i confini non sono barriere, ma passaggi verso nuove strade e nuovi percorsi».