La morte di padre Carlo, il ricordo di Sofia Ammodio: “Inquietudine d’amore per l’umanità dimenticata”
Saranno celebrati domani, 8 ottobre, alle ore 11 i funerali di padre Carlo D’Antoni. Nella “sua” chiesa di Bosco Minniti saranno in tanti a mettersi in fila per l’ultimo saluto al sacerdote che ha letteralmente aperto le porte della parrocchia agli ultimi, ai migranti, agli uomini ed alle donne in difficoltà. A loro ha offerto ascolto e la prospettiva di una via d’uscita, dai problemi o dai guai.
“Padre Carlo ha seguito centinaia di giovani per i quali è stato un grande punto di riferimento. E questo prima ancora della sua attività con i migranti”, ricorda oggi Sofia Amoddio, amica di una vita e l’avvocata che lo difese nel processo chiuso con l’assoluzione.
“Indubbiamente è stato un sacerdote divisivo. Divisivo perché tutte le figure che sono prorompenti e che hanno coraggio, a volte diventano invise perché spaventano in alcune circostanze. Forse qualche tono era esagerato ma, nel bene, non guardava in faccia nessuno, andava dritto come un treno”, dice intervenendo su FMITALIA.
E questo gli ha permesso di risultare spesso più avanti dello spirito del tempo. “Ha iniziato a fare accoglienza ai migranti quando il tema neanche esisteva e non c’erano attenzioni governative. Nulla. C’erano semplicemente gli sbarchi. Anche la Questura – rivela Sofia Amoddio – si rivolgeva all’epoca a padre Carlo, perché si sapeva che avrebbe aperto la porta. Perché la sua è stata sempre una chiesa aperta, vitale a qualsiasi ora del giorno”. Guai a pensare, però, ad una figura accondiscendente. “Non ti accontentava per forza. Non ti diceva per forza una parola dolce. A volte, anzi, era abbastanza scontroso, determinato. Aveva la sua idea e la portava avanti”, le parole della ex parlamentare.
Scontroso anche con gli ultimi? “No, con loro non lo è stato mai. A meno che qualcuno non tentava di approfittarne. La sera, la chiesa si trasformava in un dormitorio perché quelli erano i locali disponibili”. Cattolici e non credenti hanno spesso finito per condividere la sua visione della Fede. “Aveva una visione ecumenica del cristianesimo e della religione. Per questo è sempre stato apprezzato”.
Anche quando un’inchiesta giudiziaria lo travolse. “Padre Carlo è stato assolto al termine di un processo lungo, faticoso e celebrato tra Siracusa, Catania per il Riesame e Napoli, dove era inizialmente incardinato”, ricorda Sofia Amoddio che guidò la difesa. “Quel processo fu il frutto di un eccesso di bene, perché pensare che padre Carlo potesse essere imputato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, è ovviamente qualcosa che non sta né in cielo, né in terra. Non c’erano le Istituzioni, ci pensava allora padre Carlo ad occuparsi di accoglienza. E questo sicuramente è un eccesso di bene che è stato riconosciuto ovviamente come tale e non costituente reato”.
Ha sofferto per quell’accusa, con un mese trascorso ai domiciliari. “Si, ma era certo di essere dalla parte giusta. Pertanto non ha mai pensato di mollare. Per le persone fragili, per chi aveva bisogno di un tetto, lui c’era. Io mi onoro di averlo difeso per il suo eccesso di umanità: è stata una svista delle autorità, poi compresa durante il processo. Ma la sua inquietudine di amore verso un’umanità dimenticata, quella non è mai venuta meno”.
Un ricordo? “Almeno 40 anni fa, non esagero, lui era sacerdote e Fontane Bianche. Mi telefonò dicendomi che aveva due ragazzi, Lynn e Kay, due vietnamiti, in casa con lui. Mi chiese aiuto per ospitarli. Andai da lui in macchina in chiesa e, senza battere ciglio, presi quei ragazzi con me. E’ stata un’esperienza bellissima, perché poi li ho accompagnati in una comunità a Treviso, era una realtà unica in Italia di vietnamiti. E lui era contento di avere trovato una sistemazione per questi ragazzi”.
Non tutti, è chiaro, hanno sempre apprezzato l’azione del sacerdote di Bosco Minniti. “Padre Carlo è sempre stato amato da molti ma, allo stesso tempo, è risultato inviso a tanti altri. Una persona che ha coraggio corre sempre questo rischio. Adesso tutti osanniamo San Francesco, ma ai suoi tempi anche lui è stato malvisto e criticato. Senza voler fare alcun paragone diretto, sia ben chiaro. Padre Carlo è sempre stato in buona fede, anche quando poteva commettere un eventuale errore di irruenza. Era il suo carattere. Ed ha fatto si che andasse sempre avanti con i suoi progetti. Tante persone tacciono per vergogna, anche quando vorrebbero dire una cosa. Padre Carlo non taceva”.