La verità di Isab sul caso di Ivan Baio: "fatto sempre il possibile. Taciamo sui problemi personali"

Storia di difficile lettura quella dell’operaio Isab, Ivan Baio. Autore di proteste clamorose, di accuse pesanti all’indirizzo dell’azienda, di accordi per una buonuscita veri o presunti. In mezzo a tutto questo, la sensazione di una vicenda con pezzi mancanti e silenzi di difficile lettura. Come quello di Isab, dopo le parole piovute sull’azienda dall’alto di una torretta antincendio del pontile di Santa Panagia prima a novembre e poi lo scorso 28 gennaio.
Oggi l’azienda ha rotto quel silenzio con un comunicato inviato alle redazioni. Isab “si vede costretta a tutelare il proprio operato e la propria reputazione” dopo le “gravi dichiarazioni diffamatorie” rese da Ivan Baio attraverso i social network. Arriva così la conferma dell’avvenuta adozione “di iniziative dolorose e tuttavia ineludibili, ovvero, la contestazione e il conseguente provvedimento disciplinare determinati dalla pericolosità dell’azione e dalla sua reiterabilità”.
La salvaguardia della privacy “ma soprattutto il buon senso ed il rispetto per la dignità della persona e del lavoratore, impongono all’azienda il doveroso silenzio sui problemi personali e familiari che hanno determinato i comportamenti” sfociati poi nelle clamorose azioni dei giorni scorsi. Ma Baio, secondo Isab, non avrebbe dimostrato “altrettanta sensibilità quando reputa di insultare e diffamare l’azienda e la sua dirigenza utilizzando i social network”.
Le proteste messe in atto dal 36enne sarebbero “il risultato finale di una condizione di malessere determinata da problemi di carattere personale che non hanno nessuna correlazione ed attinenza con l’ambiente di lavoro”. Problemi personali che avrebbero influito sulla sua resa in azienda e nel rapporto con i colleghi. “Nonostante ciò la dirigenza Isab, di concerto con i diretti superiori del signor Baio, ha fatto tutto quanto era nelle proprie possibilità e prerogative per favorire il pieno recupero della capacità lavorativa del collega”. Un primo spostamento dal pontile nord al sud senza demansionamento o decurtazione della retribuzione: un trasferimento “richiesto dallo stesso Baio a causa del deteriorarsi del rapporto con un collega coinvolto, a suo dire, nei problemi personali che costituiscono l’origine scatenante della vicenda”. Ma già in precedenza era stato spostato da altro reparto al pontile Nord “sempre per supposti problemi personali con alcuni colleghi”.
A complicare ulteriormente i rapporti, i lunghi periodi di assenza per malattia alternati a poche giornate lavorative al pontile sud – sempre secondo il racconto dell’azienda – “fino a quando inevitabilmente è stato dichiarato non idoneo alla mansione specifica da parte del Medico di fabbrica”. Una non idoneità che sarebbe stata confermata anche dalla commissione medica provinciale, anticamera della procedura di risoluzione del rapporto di lavoro. “Nel periodo di inidoneità la società ha comunque messo in condizioni il signor Baio di formarsi ed addestrarsi per ricoprire la nuova posizione in ufficio evitando di andare presso gli impianti”.
Poi un capoverso che suona sibillino. “Per assicurare la prevenzione nell’ambito di un sito a rischio di incidente rilevante, era stato proibito al signor Baio di avvicinarsi alla zona impianti, ma lo stesso, il 10 novembre scorso è salito in cima ad una torretta antincendio del reparto pontile, nei pressi dell’impianto di recupero vapori, mettendo a repentaglio la propria vita, la sicurezza dei colleghi e dello stabilimento. Imprudente e pericolosa azione purtroppo ripetuta il 28 gennaio”.