Maxi operazione con Sea Shepherd al Plemmirio: rimosse 1,4 tonnellate di reti fantasma

Circa 1,4 tonnellate di reti fantasma rimosse dai fondali marini e 22 dispositivi di concentrazione del pesce, comunemente noti come FAD, sequestrati perché posizionati illecitamente. È questo il bilancio  dell’operazione condotta tra il 23 e il 25 settembre scorsi nel tratto di mare tra l’Area Marina Protetta del Plemmirio e il Golfo di Ognina da Sea Shepherd Italia, in stretta sinergia con la Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Siracusa e il Reparto Aeronavale della Guardia di Finanza Sicilia. L’intervento coordinato, che ha visto l’impiego di motovedette, unità navali, subacquei specializzati del Ghostnet team e il supporto operativo dell’AMP del Plemmirio, ha permesso di sferrare un duro colpo contro la pesca illegale e il bracconaggio marino. Le reti e le attrezzature da pesca perdute o abbandonate rappresentano una delle minacce più gravi per gli ecosistemi marini a causa del fenomeno noto come ghost fishing, ovvero la cattura indiscriminata di pesci, crostacei, tartarughe e cetacei che prosegue per anni portando alla frammentazione di microplastiche. Il materiale recuperato nel Golfo di Ognina sarà interamente avviato al riciclo, mentre i FAD sequestrati comprendevano complessi sistemi di ancoraggio a base di cime e zavorre capaci di danneggiare i fondali e disperdere plastica. Le attività di controllo hanno inoltre consentito di stroncare un’azione di bracconaggio all’interno della zona B dell’Area Marina Protetta del Plemmirio grazie alla segnalazione tempestiva dei residenti locali. Il personale della Capitaneria di Porto ha colto in flagrante un pescatore subacqueo che, munito di fucile e acquascooter, aveva già catturato diversi esemplari protetti di cernia e sarago. Il trasgressore è stato deferito all’Autorità Giudiziaria e le attrezzature sono state poste sotto sequestro, al pari del pescato che, dopo il parere sanitario dell’ASP, è stato devoluto in beneficenza. La pesca subacquea all’interno della riserva costituisce un reato ai sensi della Legge quadro sulle aree protette ed è punita con l’arresto o ammenda.

Sulla vicenda interviene la Presidente dell’AMP del Plemmirio, Patrizia Maiorca. “L’Area Marina Protetta del Plemmirio ringrazia i cittadini- le sue parole- l’Associazione Sea Shepherd Italia e la Guardia Costiera di Siracusa per avere sventato l’azione di bracconaggio in opera nelle sue acque. È importante che il primo allarme sia provenuto dai residenti, segno che l’amore per il mare e la tutela di esso stanno diventando un linguaggio comune. Spiace per i poveri pesci che non hanno possibilità di ritorno e spiace per il danno arrecato alla comunità tutta. È ormai assodato: una cernia frutta molto più da viva con l’indotto turistico che muove. L’AMP del Plemmirio continuerà con solerzia la sua opera di vigilanza e custodia nella consapevolezza di poter contare sulla collaborazione di tutti.”. Sulla stessa linea si è espresso il Presidente di Sea Shepherd Italia, Andrea Morello, il quale ha dichiarato: “Il mare non appartiene a chi lo sfrutta, ma a chi lo vive con cura e rispetto. Siracusa custodisce uno dei tratti di costa più preziosi del Mediterraneo, e proprio per questo va difeso ogni giorno. In tre giorni, insieme alla Capitaneria di Porto e al Reparto Aeronavale Sicilia, abbiamo tolto al mare 1,4 tonnellate di reti fantasma e 22 FAD illeciti, fino all’ultimo ancoraggio: in superficie la nave Sea Eagle, sott’acqua i subacquei del Ghostnet team. Una rete fantasma non smette mai di pescare: intrappola pesci, crostacei, tartarughe e cetacei senza distinzione, e ogni chilo rimosso è vita che torna a scorrere. Le cernie uccise in zona B sono una ferita inferta a tutti: le aree marine protette sono il cuore che fa battere di nuovo la vita nel Mediterraneo, i luoghi da cui la vita torna a irradiarsi nel mare aperto. Ma un’area marina protetta vive solo se è davvero custodita. Chi vi entra con un fucile non commette una leggerezza, commette un reato, e va fermato. Questa volta è stato fermato grazie ai residenti del Plemmirio, che hanno scelto di non voltarsi dall’altra parte e di segnalare: quando i cittadini diventano custodi della propria area marina protetta, insieme alle istituzioni e al volontariato, la tutela del mare smette di essere un compito di pochi e diventa la responsabilità condivisa di un’intera comunità. È questa la ragione per cui da oltre dieci anni siamo al Plemmirio, ed è questa la ragione per cui l’obiettivo di proteggere il 30% dei mari entro il 2030 deve tradursi in aree realmente difese, non soltanto disegnate. Il Mediterraneo, tra i mari più sovrasfruttati al mondo, si rigenera con le alleanze: quando lo Stato e la società civile condividono la stessa rotta, il bracconaggio marino non ha scampo. Continueremo a presidiare questa rotta al fianco delle autorità, senza sosta, finché la tutela degli oceani non sarà riconosciuta, ovunque, come la priorità globale che merita di essere.”. Le attività di vigilanza proseguiranno anche nei prossimi mesi, con particolare attenzione alla prevenzione e alla repressione delle condotte illecite.