Mostra al Cairo per i vent’anni del laboratorio dei papiri nato in collaborazione con Siracusa

Venti anni di cooperazione tra Siracusa e Il Cairo nel segno della tutela del patrimonio culturale. È stata inaugurata lunedì 16 febbraio, presso il Museo Egizio del Cairo, la mostra fotografica (con videoproiezione) dal titolo “2005-2025. Twenty Years of the Papyrus Conservation Laboratory in the Egyptian Museum in Cairo”, promossa dal Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità e dell’Ambasciata d’Italia al Cairo.
L’esposizione celebra i vent’anni di attività del laboratorio di restauro dei papiri realizzato grazie al Museo del Papiro “Corrado Basile” di Siracusa, una struttura divenuta nel tempo punto di riferimento per la conservazione dei papiri in Egitto.
A inaugurare la mostra sono stati Corrado Basile, presidente del museo siracusano, Hisham Elleithy, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, l’ambasciatore d’Italia Agostino Palese, Moamen Othman, direttore generale del Settore Progetti e Restauro, e Ali Abdel Halim, direttore del Museo Egizio del Cairo. Presenti numerose autorità del mondo accademico e museale egiziano e internazionale, rappresentanti dell’Unesco, dell’Istituto Italiano di Cultura e dell’Icom.
La mostra, curata da Corrado Basile, Anna Di Natale e Moamen Othman, ripercorre attraverso circa cento immagini le tappe principali del laboratorio: dalla sua nascita alle attività di restauro, formazione e cooperazione scientifica. Un racconto visivo che documenta il contributo italiano alla salvaguardia di un patrimonio che appartiene all’intera umanità.
Il progetto affonda le sue radici nel 1998, quando il Museo del Papiro di Siracusa avviò, in accordo con il Consiglio Supremo delle Antichità, un programma di restauro e formazione rivolto a restauratori, conservatori e studiosi egiziani. La crescente necessità di interventi strutturati portò, nel 2005, all’inaugurazione ufficiale del laboratorio al Cairo, alla presenza dell’allora segretario generale Zahi Hawass e dell’ambasciatore italiano Antonio Badini. La stampa egiziana lo definì “il primo laboratorio di questo genere in Egitto”.
Oggi, a vent’anni di distanza, il laboratorio è operativo tutto l’anno, con un’équipe di restauratori egiziani formati anche grazie al supporto siracusano. Tecniche, metodologie e prodotti adottati sono diventati standard applicati in altri musei del Paese, consolidando un modello di cooperazione culturale che unisce Italia ed Egitto nel segno della tutela e della trasmissione del sapere.