Origine siracusana dei Bronzi di Riace: “Nulla di nuovo, contano solo le prove scientifiche”
L’ipotesi dell’origine siracusana dei Bronzi di Riace anima la comunità scientifica ed archeologica, in un dibattito vivace e ricco di sorprese. I Bronzi, come è noto, sono conservati nel museo archeologico nazionale di Reggio Calabria. Il direttore Fabrizio Sudano, in questi giorni a Siracusa per partecipare alla tavola rotonda su beni culturali e nuove tecnologie “Samothrace”, a margine dell’incontro ha parlato della querelle su FMITALIA. “Io non trovo niente di straordinariamente diverso da quello che è stato detto sempre. Nel senso che vedo le ultime notizie apparse sui giornali, anche in modo frequente devo dire, come una delle tante ipotesi portate avanti da gruppi di ricerca”, spiega il direttore Sudano. “Noi guardiamo sempre con attenzione a quelle situazioni in cui ci possa essere un appiglio scientifico serio e accreditato, per poter discutere. Da parte nostra, siamo sempre pronti a fare ricerca in prima persona. Abbiamo al nostro interno gruppi di architetti, di archeologi, di restauratori e anche collaborazioni scientifiche accademiche di assoluto livello. Tutte supportano le nostre ricerche”.
Insomma Sudano rimane scettico sulle novità presentate per supportare la tesi dell’origine siracusana del gruppo scultoreo. “Forse la verità non la sapremo mai. Il nostro compito è un altro, ovvero quello di attenzionare e valorizzare giornalmente i Bronzi. Diciamo che la conoscenza, gli approfondimenti e gli studi hanno un loro percorso, una loro ragione. Ma questo non cambia nulla nell’ambito della gestione, della tutela e della proposta. Nei vari convegni a cui ho partecipato, da Reggio Calabria in su, questo argomento non è neanche conosciuto più di tanto, nonostante sia apparso in varie testate e televisioni”.
Magari è sbagliato parlare di ‘fastidio’, però il clamore non proprio locale attorno ai nuovi elementi recentemente pubblicati non sembra appassionare il direttore del museo di Reggio Calabria. “Guardi – dice Fabrizio Sudano – non possiamo evitare che si parli del nostro patrimonio. Però facciamolo nei convegni scientifici e non come chiacchiericcio. Per carità, giusto che si coinvolgano platee diverse, anche sempre più ampie. Ma nella misura in cui lo facciamo per valorizzare e non per screditare. La divulgazione deve essere l’obiettivo reale”.