PalaIndoor o PalaIndoom? Il caso social nato da una foto, dallo zelo dell’IA e da un “vizio” nuovo

Chiariamolo subito, sulla facciata della nuova struttura sportiva della Pizzuta il nome “PalaIndoor” è riportato correttamente. Nessun errore, insomma. Una visita al cantiere conferma. Eppure, per qualche ora, è sembrato che vi fosse un errore, con una grande “M” al posto della “R” finale. Possibile?
Tutto nasce da una fotografia pubblicata sui social del sindaco di Siracusa Francesco Italia e poi rilanciata attraverso numerose condivisioni. In uno degli scatti, la scritta verticale incriminata, visibile sulla parete esterna. O meglio, quello che sembra essere scritto nella fotografia.
Ingrandendo l’immagine, viene infatti qualche dubbio. La lettera sembra quasi avere i tratti di una ricostruzione digitale. Ma il dettaglio, almeno inizialmente, passa inosservato. Poi la foto comincia a circolare e quella che sembra una clamorosa svista diventa rapidamente materia da social con commenti, ironie e critiche rivolte all’amministrazione comunale. E, inevitabilmente, anche all’impiantistica sportiva cittadina.
Ma come è successo? Era uno scherzo programmato per far cadere in errore quanti sono sempre pronti a criticare, senza mai verificare i fatti, per dimostrare così come sia ormai perduta la capacità di operare verifiche e studiare le carte? Oppure una semplice svista, notata quando ormai era troppo tardi e lì rimasta? Forse entrambe le cose.
Secondo quanto appreso da SiracusaOggi.it, la spiegazione sarebbe molto più semplice e, per certi versi, anche curiosa. La fotografia pubblicata sarebbe stata sottoposta a una correzione attraverso l’intelligenza artificiale, per eliminare alcuni elementi di disturbo presenti nello scatto originale, in particolare bidoni da cantiere all’ingresso della struttura. Eccola:

Un’operazione apparentemente innocua, finalizzata semplicemente a rendere la fotografia più “instagrammabile” e pulita. Ma nel processo di ricostruzione dell’immagine, l’IA avrebbe modificato anche una parte della scritta, trasformando di fatto la R in una M.
Il dettaglio sarebbe sfuggito al primo controllo. Poi, una volta esploso il piccolo caso sui social, si sarebbe scelto di non modificare il post, anche perché esistono già numerose fotografie pubblicate in precedenza che mostrano senza equivoci la corretta dicitura del nuovo impianto. E in fondo, è possibile immaginare anche un qual certo divertimento davanti a polemiche che poggiavano, in realtà, su un non fatto.

La vicenda, però, ci racconta qualcosa del rapporto sempre più complicato tra immagini, social network e verifica delle informazioni. Una fotografia può essere modificata in pochi secondi, anche per eliminare un particolare insignificante. E una modifica apparentemente innocua può introdurre un elemento completamente falso. Basta poi una condivisione, un commento e qualche rilancio perché quella piccola alterazione diventi una (non) “notizia”.
Una vecchia, quasi dimenticata abitudine giornalistica insegna che è sempre bene verificare una fotografia, controllare una fonte, confrontare ciò che si vede sullo schermo con ciò che esiste nella realtà.
La morale, forse, è proprio questa: mentre discutiamo degli effetti dell’intelligenza artificiale e dei rischi che porta con sé, sarebbe utile non perdere di vista una tecnologia molto più antica e ancora sorprendentemente efficace: la verifica dei fatti.