Pediatri introvabili, il Punto di primo intervento del Rizza chiuso in diversi giorni di agosto
Il Punto di primo intervento pediatrico dell’ospedale Rizza di Siracusa continua a fare i conti con la carenza di personale. Dopo la chiusura dello scorso 2 agosto, il servizio resterà sospeso anche sabato 15 agosto dalle 8 alle 20, domenica 16 agosto dalle 15 alle 20 e sabato 29 agosto dalle 8 alle 20. Ad informare l’utenza è un avviso affisso all’ingresso della struttura e firmato dalla Direzione del Distretto sanitario dell’Asp di Siracusa.
La motivazione è ormai nota e riguarda la cronica mancanza di pediatri disponibili a coprire i turni. Un problema che non interessa soltanto Siracusa ma coinvolge l’intero sistema sanitario pubblico. Come avviene anche per molte Guardie mediche, il servizio del Punto di primo intervento pediatrico viene spesso garantito attraverso professionisti esterni, liberi professionisti che non sono dipendenti dell’Azienda sanitaria. Si tratta di incarichi che possono essere interrotti in qualsiasi momento, senza che l’Asp abbia strumenti per imporne la prosecuzione, lasciando inevitabilmente scoperti alcuni turni.
Le conseguenze ricadono direttamente sulle famiglie. In assenza del Punto di primo intervento pediatrico, i genitori con bambini che necessitano di una valutazione medica urgente non hanno altra alternativa se non rivolgersi al Pronto soccorso. Una situazione che contribuisce ad aumentare gli accessi, soprattutto per codici verdi e gialli, con il risultato di allungare ulteriormente i tempi di attesa e di appesantire il lavoro dei reparti di emergenza.
Le chiusure programmate raccontano una difficoltà ormai strutturale nel garantire la copertura dei turni, soprattutto nei fine settimana e durante i giorni festivi, quando reperire professionisti disponibili diventa ancora più complicato. È una criticità che interessa anche altre realtà della provincia, come il Presidio territoriale di assistenza di Pachino e alcune sedi di Guardia medica, dove la carenza di personale rende sempre più complessa l’organizzazione dei servizi.
Il fenomeno, però, è nazionale. La sanità pubblica continua a perdere professionisti, attratti da condizioni economiche e organizzative considerate più favorevoli nel settore privato o in altre regioni. Secondo le rilevazioni Agenas, nel corso del 2025 circa il 14% degli specialisti siciliani con meno di 50 anni ha lasciato il Servizio sanitario regionale per trasferirsi nel privato accreditato o negli ospedali del Nord Italia. Un dato che fotografa una crisi destinata a ripercuotersi sempre più sull’organizzazione dei servizi e sull’accesso alle cure da parte dei cittadini.