Pillirina tra contenziosi e divieti, il Pd rilancia la richiesta: “Riserva naturale a Punta della Mola”
L’istituzione di una riserva naturale a Punta della Mola.
Il Pd torna sull’argomento attraverso la segretaria cittadina, Matilde Di Giovanni e la consigliera comunale, Sara Zappulla, che ricostruiscono la vicenda relativa alla Pillirina, al resort non realizzato, alle battaglie condotte nell’ambito della giustizia amministrativa. “Un luogo simbolo dell’identità, della bellezza e della storia di Siracusa- spiegano Di Giovanni e Zappulla – raccontato da Tucidide e cantato da Virgilio in un celebre passo dell’Eneide.Ma sulla fruizione di “Punta della Mola” – la cosiddetta Pillirina – gravano macroscopiche incongruenze. Nella penisola Pillirina la società Elemata Maddalena acquistò terreni, con l’idea di costruire un resort di lusso nei terreni più lontani dal mare e di presentare un progetto per residenze sulla Punta della Mola. Sul sito insiste la batteria militare “Emanuele Russo”, una delle due batterie navali di grosso calibro edificate dal Genio Militare italiano che faceva parte del sistema difensivo della piazzaforte Augusta-Siracusa nell’ultima guerra mondiale. Costruita negli anni ‘30 del secolo scorso ed equipaggiata con artiglieria antinave, magazzini, casermette, uffici e tunnel sotterranei di collegamento, fu abbandonata il 10 luglio del 1943 in seguito allo sbarco delle truppe alleate. Di tali opere militari destinate alla difesa nazionale e costruite per esigenza di difesa militare restano i ruderi. Il progetto su Punta della Mola-sottolineano le due esponenti del Pd- riguarda infatti la ricostruzione di questi ruderi. Dal 2018, la Capitaneria di Porto di Siracusa ha disposto, “per il sussistere di grave ed attuale pericolo per la pubblica incolumità”, l’interdizione del tratto costiero di demanio marittimo denominato “Rive Bianche” – “Punta della Mola” – sbocco n° 34 dell’Area Marina Protettadel Plemmirio, ribadita da ordinanza del Comune di Siracusa anche su alcune delle particelle private, su cui, paradossalmente, l’Amministrazione Comunale, in data 11 gennaio 2023, ha rilasciato permesso di costruire (poi annullato dal TAR), perché l’erosione avrebbe riguardato non la parte alta della penisola, ma solo le spiagge. Nel 1982 le particelle dell’area di Punta della Mola, nella consistenza di terreni, furono sdemanializzate e vendute ai pubblici incanti a privati, dai quali nel 2009, insieme ad altre aree più distanti dal mare, la società Elemata Maddalena ha acquistato. I vincoli esistenti erano indicati nel certificato di destinazione urbanistica allegato al permesso di costruire. Essendo il permesso stato rilasciato senza VINCA (valutazione di incidenza ambientale), esso è stato impugnato al TAR, che ha dato ragione a Legambiente. La valutazione di incidenza ambientale è adesso richiesta e la società ha chiesto il risarcimento danni. Si attende il giudizio della Cassazione”. In tutta questa vicenda,Di Giovanni e Zappulla evidenziano un aspetto fra tutti: la cittadinanza “si è trovata di punto in bianco il passo sbarrato con sgomento delle associazioni ambientaliste che vi effettuavano escursioni (era anche stato uno dei luoghi del cuore FAI), dei bagnanti, bloccati da agenti di polizia privata, mentre la società ha sollecitato la delimitazione della proprietà dal demanio, che ha proposto alla Regione la soppressione delle particelle costiere terrestri pubbliche – corrispondenti alle latomie – , dichiarandole demanio marittimo, cioè Mare, senza consultarsi con la Soprintendenza così da avallare la piena proprietà privata dell’area di Punta della Mola da parte di Elemata e l’inesistenza di aree demaniali terrestri. L’iter regionale non si è ancora concluso. E’ logico che un permesso di costruire in un’area soggetta a rischio crolli non vi possa essere; ma se vi è un’area costiera, sia pur soggetta a erosione, sicuramente la Regione siciliana, competente in via definitiva, non può non tenerne conto. Si chiede, dunque, agli enti pubblici interessati – concludono le esponenti del Pd- di tutelare il godimento dell’area da parte di tutti, attraverso l’istituzione di una riserva naturale”.
Foto: repertorio, un momento di protesta di alcuni anni fa