Privatizzazione Sac, Reale: “Siracusa fuori dal cda, errore della politica. Ma oggi è battaglia di retroguardia”

Mentre è partito l’iter per la privatizzazione della Sac, la società che gestisce l’aeroporto di Catania, a Siracusa torna di moda il refrain della “marginalità” del territorio aretuseo, pure proprietario di quote societarie – confluite poi nella Camera di Commercio del Sud-Est – e con un 12% circa ancora in pancia al Libero Consorzio di Siracusa. Una sorta di sindrome da Calimero di cui ormai la terra che fu di Archimede è vittima. “A me sembra una battaglia di retroguardia”, taglia corto il presidente di Confindustria Siracusa, Gian Piero Reale. “La polemica politica sull’esclusione di Siracusa mi sembra alquanto tardiva. Bisognava condurla in un altro tempo”, dice il numero uno degli industriali siracusani. E non è difficile individuare quel tempo nella nascita – contestata – della Camera di Commercio del Sud-Est che costrinse Siracusa e Ragusa a finire accorpate a Catania. “Stefania Prestigiacomo (all’epoca parlamentare, ndr) ebbe l’idea di dotare Catania di una Camera di Commercio autonoma, in qualità di città metropolitana, e di crearne una nuova per Siracusa-Ragusa, province molto più affini anche come dimensioni e più punti di contatto. Era possibile per la normativa dell’epoca. E avrebbe consentito ai territori del siracusano e del ragusano di avere oggi maggiore voce in capitolo. Così non è stato, perché all’epoca, oltre appunto a Stefania Prestigiacomo, ci furono solo le associazioni di categoria con la Consulta delle associazioni che tentarono di salvare il salvabile. Oggigiorno si deve prendere atto che la decisione è presa, la Camera di Commercio del Sud-Est esiste e quindi giochiamo la partita in quel campo ed in quel quadro. Oggi è commissariata, con il rinnovo della governance sarebbe bene tentare di creare armonia tra tutte le province e tra tutte le associazioni datoriali. Una gestione conflittuale non porterebbe beneficio a nessuno”, l’analisi di tra passato e futuro.
“Quanto al fatto che la provincia non abbia avuto la forza di imporre un proprio rappresentante nel cda – aggiunge Reale – è questione puramente politica ed io non intendo esprimermi. Di certo, quando ci sarà la nuova presidenza della Camera di Commercio del Sud-Est, con tutto il gruppo camerale al completo, vedremo qual è la situazione, perché saremo parte in causa”.
Le cronache politiche locali sono piene in questi giorni di peana sull’assenza di Siracusa nella partita. “Lamentarsi che non ci sia è un’ovvietà. A me non fa piacere che Siracusa non sia presente nel cda della Sac e penso che ad ogni cittadino della provincia di Siracusa non faccia piacere. Specie ricordando come in passato abbiamo avuto espressioni di alto livello del nostro territorio, come ad esempio Ugo Colajanni che fu presidente della Sac. Oggi ne siamo totalmente fuori. E’ chiaro che sia un errore, in parte anche commesso dalla politica”. Perchè un errore? “Lo definisco errore perché non si può pensare di gestire così i fenomeni, escludendo interi territori”. La solita Catania che mangia Siracusa? “Io non sono un appassionato del campanilismo a tutti i costi e il mondo è così vasto che fare la guerra tra nani porta solo danni. Dobbiamo farci rispettare – dice Reale – nel senso che dobbiamo portare avanti iniziative lavorando insieme e cercando di convincere gli altri territori a lavorare insieme a noi. E non a schiacciarci”. Il problema, però, è che Siracusa ai tavoli decisori si presenta già divisa in fazioni votate all’autolesionismo. Una guerra in casa che finisce per favorire gli ‘altri’.