Ramacca (CT), smaltimento di rifiuti “fai da te”, due denunciati

I Carabinieri della stazione di Ramacca, sulla base degli indizi raccolti da verificare in sede giurisdizionale, hanno denunciato un 54enne e un 60enne perché ritenuti responsabili di “combustione illecita di rifiuti” e “gestione di discarica abusiva in concorso”. I militari dell’Arma, supportati dai colleghi dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Sicilia”, impegnati in un servizio di controllo del territorio, sono intervenuti con tempestività a seguito dell’avvistamento di una densa colonna di fumo nero proveniente da un terreno ubicato in contrada Cicagli. Giunti sul posto in pochi minuti, i militari hanno accertato che era in atto un rogo di rifiuti appiccato deliberatamente all’interno di un fondo. L’immediato intervento ha consentito di circoscrivere e spegnere le fiamme, evitando ulteriori conseguenze per la sicurezza pubblica e per l’ambiente circostante, visto che era stato dato fuoco a rifiuti speciali eterogenei in un sito abitualmente adibito a discarica. Ad alimentare le fiamme gli operanti hanno sorpreso due uomini, entrambi del posto, identificati per un 54enne ed un 60enne, già noto alle Forze dell’Ordine per pregresse vicende giudiziarie. Tale condotta ha messo in serio pericolo tutta l’area circostante perché l’incendio si sarebbe potuto propagare incontrollatamente. L’intera area è stata sottoposta a sequestro dai Carabinieri che hanno poi deferito all’Autorità Giudiziaria i due complici, ferma restando la presunzione di innocenza valevole ora e fino a condanna definitiva. La combustione non autorizzata di rifiuti, oltre ad essere un reato punito penalmente, costituisce una pratica estremamente pericolosa. La combustione di materiali diversi, in particolare plastiche, componenti elettronici e metalli trattati, sprigiona infatti sostanze altamente tossiche come diossine, furani e polveri sottili che, disperse nell’aria, incidono negativamente sulla salute pubblica, provocando irritazioni alle vie respiratorie, aggravando patologie cardiovascolari e, nei casi di esposizione prolungata, aumentando il rischio di malattie oncologiche, oltre a determinare una contaminazione dell’ambiente e delle colture circostanti.