Rifiuti, bolletta salata ma la differenziata resta al palo: esiste un piano per migliorare?

Il 51,81% di raccolta differenziata dall’inizio del 2026 è dato che racconta molto. In particolare, fotografa impietoso una crescita che non c’è. Siracusa resta inchiodata ad una soglia che avrebbe dovuto essere un punto di partenza e che invece rischia di diventare una palla al piede. Mancano segnali che parlino di un vero cambiamento di passo. L’unica cosa che aumenta è la distanza tra le dichiarazioni di buona volontà e la realtà quotidiana che i cittadini vivono sulla propria pelle.
Sia detto chiaro: il 51% non è un risultato accettabile per una città che ambisce ad un minimo di credibilità ambientale. La soglia del 65%, obiettivo minimo fissato dalla normativa nazionale, appare da troppi anni lontana. Non in termini assoluti, ma certo nel metodo, nell’approccio, nella cultura organizzativa della gestione del servizio. Per crescere di 13 o 14 punti percentuali servono un piano, una strategia, investimenti mirati e una visione chiara di dove si vuole arrivare ed in quanto tempo.
A febbraio Risam ha rilevato la gestione del servizio da Tekra. La percezione dei cittadini su qualità del servizio resta negativa: abbandoni di rifiuti ovunque, discariche abusive che proliferano in periferia e nelle aree meno presidiate, servizi non sempre puntuali. Non si tratta di episodi isolati, ma di una percezione diffusa e radicata che si alimenta quotidianamente.
Risam ha ereditato un sistema complicato, è giusto riconoscerlo. Ma ha anche ereditato un contratto di servizio, risorse pubbliche considerevoli e la responsabilità di gestire un servizio essenziale per circa 120.000 abitanti.
Per la gestione dei rifiuti, il Comune di Siracusa spende oltre 20 milioni di euro annui. È una cifra rilevante, che i cittadini pagano attraverso la Tari e che dovrebbe produrre risultati misurabili e migliorabili nel tempo. La domanda legittima — e finora senza risposta pubblica — è se esista un piano industriale strutturato che metta in relazione le risorse investite con gli obiettivi di raccolta differenziata da raggiungere, con le aree della città da presidiare maggiormente, con i quartieri dove il sistema mostra le maggiori criticità.
Senza, sarebbe come lavorare alla giornata.
Il Comune eroga il servizio, ne definisce le condizioni contrattuali ed ha il potere – oltre che il dovere – di verificarne l’andamento e di pretendere risultati. Se il dato di raccolta differenziata ristagna al 51%, l’Amministrazione comunale ha la responsabilità politica di spiegare ai cittadini qual è l’obiettivo fissato per il 2026 e quale strategia è stata concordata con il gestore per raggiungerlo. È la base di un rapporto trasparente tra istituzione e comunità. I Comuni che hanno raggiunto percentuali di raccolta differenziata del 70, dell’80 e persino del 90% in Italia non ci sono arrivati per caso. Ci sono arrivati con il porta a porta capillare, con campagne di educazione continuativa, con sistemi di tariffazione puntuale che premiano chi differenzia e scoraggiano chi non lo fa, con controlli serrati sugli abbandoni e con un’azione repressiva credibile nei confronti di chi viola le regole.
Una svolta, a questo punto, richiederebbe almeno tre elementi che oggi mancano. Il primo è la trasparenza: rendere pubblici gli obiettivi, i dati disaggregati per quartiere, i risultati mensili e le azioni correttive previste quando si scende sotto soglia. Il secondo è la strategia: estendere il porta a porta nelle aree dove ancora non è presente in modo efficace, rafforzare i centri di raccolta (oggi solo Targia, Cassibile epoco più di un’isola ecologica), investire seriamente nell’educazione ambientale nelle scuole e nelle comunità. Il terzo è il controllo: dotarsi di strumenti reali di verifica e sanzione, sia nei confronti del gestore sia nei confronti dei cittadini che abbandonano i rifiuti o utilizzano in modo improprio gli spazi pubblici.
Senza questi elementi, il 51% di oggi rischia di diventare a malapena il 52% di fine anno. Un progresso minimo che non cambia nulla, non risolve nulla e non risponde alle attese di una città che merita un servizio all’altezza delle risorse che vi investe.