Riserva Ciane-Saline, gli ambientalisti: “L’IA non spegne gli incendi, servono atti concreti”
Le dichiarazioni del Presidente del Libero Consorzio, Michelangelo Giansiracusa riguardo alla futura gestione della Riserva Ciane e Saline non convince Giuseppe Ansaldi e Carmelo Iapichino , esponenti del Comitato Parchi e rappresentanti di associazioni ambientaliste. L’idea che si sono fatti è che l’annuncio del progetto da 700 mila euro per il controllo della riserva attraverso un moderno sistema di monitoraggio basato anche sull’intelligenza artificiale sembra ad Ansaldi e Iapichino soltanto un “annuncio ad effetto”. Non apprezzano, inoltre, nemmeno il fatto che il presidente Giansiracusa abbia “rimproverato a chi critica l’ente di averlo dimenticato”. I due esponenti del mondo ambientalista garantiscono di conoscere il progetto. Ritengono, tuttavia, che la riserva sia ancora priva “delle più basilari misure di prevenzione. La tecnologia individua il fumo ma non spegne le fiamme e non elimina il combustibile- osservano ancora- non si deve scambiare il termometro per la cura. L’incendio, se anche l’impianto fosse già stato operativo, si sarebbe propagato con identica violenza perché il territorio delle Saline è stato nel tempo trasformato in una polveriera a cielo aperto. La stratificazione di biomassa secca, la totale assenza di viali parafuoco, la mancata pulizia dei bordi stradali e la proliferazione incontrollata dei canneti — diretta conseguenza di un regime idrico abbandonato a se stesso — sono il risultato inequivocabile di una gestione passiva e assente, priva di qualsiasi manutenzione ordinaria e straordinaria”. Diverse le domande poste: perché nessuna vedetta nei giorni critici? Dov’è la squadra di primo intervento? Perché non è mai stata data attuazione all’articolo 4 della convenzione di affidamento, che impone il raccordo strategico e operativo delle misure antincendio con il Corpo Forestale?”. Ansaldi e Iapichino rispediscono al mittente anche le accuse di “pregiudizio ideologico”. “Il continuo richiamo alla concertazione -concludono- si scontra con una realtà ben diversa: abbiamo partecipato al tavolo tecnico con serietà e spirito costruttivo, spendendo a titolo esclusivamente volontario il nostro tempo, le nostre competenze e la nostra credibilità. Ci siamo però trovati di fronte a una progettualità già blindata a monte — a partire dai noti 5 milioni del FESR — senza alcuna reale volontà politica di accogliere proposte e modifiche sostanziali. La tutela dell’ambiente richiede atti concreti, presidio del territorio e manutenzione costante, non fughe in avanti. Chi amministra risponda del disastro attuale prima di pretendere applausi per le promesse di domani”.