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Rosolini. Incidente mortale: Gennuso accusa la Provincia Regionale, l'ex presidente Bono risponde

Una lunga scia di sangue per un febbraio drammatico sulle strade siracusane. Nella zona sud della provincia quattro incidenti in venti giorni sono costati la vita a sei persone. L’ultimo ieri, sulla Pachino-Rosolini costato la vita al diciannovenne Davide Gennaro. “E su questo incidente ci sono responsabilità oggettive e morali della Provincia regionale di Siracusa”. L’attacco, duro, parte da Pippo Gennuso. L’ex deputato regionale ben conosce quella strada e oggi con rabbia mista a tristezza per l’accaduto parla di “tragedia annunciata. Da cinque anni chiedo interventi strutturali per questa maledetta strada della morte”.
Gennuso rimprovera in particolare l’ex presidente della Provincia Regionale di Siracusa, Nicola Bono. “Ha fortissime responsabilità. A lui ho più volte chiesto l’esecuzione di lavori per rendere l’arteria stradale percorribile, più sicura. Ma non ha fatto nulla. E nessun intervento è stato fatto neanche dal suo predecessore. Per troppo tempo si è sorvolato sul tema della sicurezza stradale. Chi ha amministrato in questi anni – aggiunge l’ex deputato – ha sulla coscienza tanti lutti”.
La risposta di Nicola Bono non si fa attendere.”Innanzitutto partecipo al profondo dolore della famiglia dello sfortunato ragazzo”, dice l’ex presidente della Provincia. Che poi entra nel merito delle accuse. “Sono ridicole. Non si conosce ancora la dinamica esatta dell’incidente e se è in qualche modo collegato alle condizioni della strada. Una strada che non presenta criticità particolari. Serve della manutenzione, è vero. E ci avevamo pensato per tempo”. E ricorda come “il 2 marzo dello scorso anno la Sp 26, la Pachino-Rosolini, era stata inserita in bilancio tra gli interventi da fare per il 2013. Le risorse c’erano, il progetto era approvato e cantierabile. Quando il 20 giugno ho lasciato la Provincia ho raccomandato al Commissario straordinario di tradurre in fatti quanto avevano approvato nei tempi giusti. Se non ci fosse stato il commissariamento, di certo l’intervento da noi programmato sarebbe andato a buon fine”.