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Siracusa. Fase 2: anziani prudenti, giovani incuranti. E se servisse un’ordinanza?

In uno scatto, il quadro esatto di una situazione che può dare più di un motivo di preoccupazione. La Fase 2, come la vivono gli anziani e come la vivono i giovani, nella stessa istantanea. E come la vivono i ragazzi forse rappresenta un problema, viste le conseguenze che possono derivarne. La foto che utilizziamo per esprimere il concetto è stata scattata ieri a Lungomare Alfeo. Anziani che indossano le mascherine, che mantengono le distanze di sicurezza, come prescritto dal Decreto della Presidenza del Consiglio che regolamenta questo secondo momento dell’emergenza Coronavirus. Dall’altro lato, i giovani, assembrati, che consumano quanto preso al take away per strada, al contrario di quanto di dovrebbe. Nessuno indossa la mascherina. Nessuno mantiene la distanza dagli altri.  Evidente quanto sottovalutino la cosa. Quanto alle mascherine,  all’aperto- è vero- è consentito non indossarle. E’ anche vero, però, che il buon senso suggerisce di indossarle quando si incontrano delle persone, quando ci si relaziona, si chiacchiera insieme.  Lasciare alcuni aspetti alla libera iniziativa probabilmente si traduce in un eccesso di fiducia e ottimismo. I primi segnali fanno emergere che da soli, purtroppo, questo senso di responsabilità per se stessi e per gli altri potrebbe mancare. Il sindaco di Siracusa, Francesco Italia non ha emesso , per il momento, un’ordinanza che imponga l’utilizzo della mascherina anche all’aperto. Ma chissà che, invece, non sia necessaria, proprio per evitare che i contagi aumentino. In provincia di Siracusa non si registra ancora quel sensibile decremento dei contagi che potrebbe consentire di abbassare la guardia. Non può consentire ai cittadini meno attenti di prendere la Fase 2 sotto gamba. Il rischio- ce l’hanno ben spiegato in questi giorni- è che si debba ritornare indietro e questo rappresenterebbe una vera tragedia, dal punto di vista sanitario e ancor più economico. Rialzarsi, a quel punto, sarebbe ancora più difficile. Non dobbiamo arrivarci. E se per non arrivarci serve un’ordinanza che imponga l’uso delle mascherine anche all’aperto, è un sacrificio che si potrebbe essere disposti a fare, dopo due mesi di isolamento che devono essere serviti, non vanificati.