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Guazzabuglio Tari, doveva diminuire ma Siracusa rimane tra le più care d’Italia

La buona volontà non si discute, ma è sempre più difficile credere che nel breve periodo le aliquote Tari saranno riviste al ribasso a Siracusa. Era stato promesso a più riprese, anche dodici mesi addietro. E poi ripetuto a più riprese subito dopo l’approvazione del nuovo piano economico e finanziario della Tari lo scorso mese di febbraio.
L’odiata e pagata – non da molti – Tari rimane sempre un incubo per le famiglie siracusane. Per di più con un imprevisto aumento in molte bollette che l’assessore alla fiscalità, Nicola Lo Iacono ha spiegato intervenendo al telefono su Fm Italia.

Nel balletto tra quota fissa e quota variabile nel triennio 2015-2018, il risultato è che per molti contribuenti siracusani il conguaglio annunciato più leggero si è rivelato più pesante. Speranze di riduzione? Ripassare il prossimo anno.
Diminuita la quota fissa, è l’aumento della variabile ad annullare quel beneficio e sorprendere tutti. Rimangono le detrazioni per le famiglie con 6 figli o più e le riduzioni legate ad handicap o reddito. Scontistica per il conferimento nei ccr. E la speranza rinnovata per un altro anno ancora: il prossimo si rivedono al ribasso le aliquote Tari grazie alla differenziata. Ad oggi una ottima dichiarazione di principio a cui però viene difficile mostrar fede.
Rispetto alla Tari 2017, l’attuale è comunque diminuita in ragione di una riduzione del piano economico-finanziario di quasi 4 milioni di euro e del piano tariffario che ne è scaturito. “Senza bisogno di fare complicati ragionamenti tecnici, basta fare un confronto tra le bollette del 2017 con quelle del 2018, anche al lordo di eventuali sconti dovuti ai conferimenti presso i CCR. Le uniche abitazioni in cui la variazione è minima o nulla sono quelle piccole (di circa 30/40 mq, ndr) in ragione di un aumento della quota variabile per occupante, che a volte può non compensare in positivo la riduzione della quota fissa”, la precisazione dell’ex assessore Salvo Piccione.
Per Cittadinanzattiva Siracusa rimane ancora nella top five delle città italiane dove la Tari è più cara, anche nel 2018. Il rapporto pubblicato quest’oggi piazza la città di Archimede al secondo posto in Sicilia con un costo medio di 442 euro. In regione si paga di più solo a Trapani (571 euro) che “ruba” il primo posto a Siracusa in virtù di una paurosa variazione di aumento in un anno del 49,1%. Interessante il dato di Palermo, nel capoluogo regionale si pagano mediamente 308 euro di Tari. La media nazionale è di 302 euro.

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