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Siracusa. Italia resta sindaco: il Cga ribalta la sentenza del Tar e respinge l’appello di Reale

Era attesa da giorni, dopo l’udienza del 28 maggio scorso. La sentenza del Cga è stata pubblicata nel primo pomeriggio e stabilisce che Francesco Italia debba restare sindaco di Siracusa. Il consiglio di giustizia amministrativa ha accolto il suo ricorso, presentato dopo la sentenza del Tar. Respinto, invece, l’appello incidentale di Ezechia Paolo Reale, suo competitor al ballottaggio delle ultime elezioni amministrative. Con il controricorso, il leader di Progetto Siracusa chiedeva di votare in ulteriori 10 sezioni oltre a quelle oggetto del primo passaggio nella giustizia amministrativa. ll Tar di Catania aveva annullato gli atti di proclamazione del sindaco e del consiglio comunale, con l’indicazione di ripetere le elezioni in nove sezioni elettorali (la 14, 20, 46, 61, 75, 95, 99, 116 e 123). Dopo la decisione del tribunale amministrativo, il Comune fu commissariato. A distanza di poche ore, tuttavia, il sindaco tornò a palazzo Vermexio in virtù dell’accoglimento della richiesta di  sospensiva.
“Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, definitivamente pronunciando sugli appelli in epigrafe, accoglie l’appello principale e respinge quello incidentale, e per l’effetto, in riforma, per quanto di ragione, della sentenza impugnata, rigetta integralmente il ricorso di prime cure”, si legge alla fine delle 43 pagine di provvedimento con cui si chiude la lunga vicenda amministrativa.
Una sentenza in cui non mancano anche note critiche. A proposito dei dati non sempre coincidenti circa voti e votanti in alcune sezioni, il Cga riscontra “carenze di verbalizzazione” che “rendono formulabili delle congetture in chiave critica, quali quelle riproposte
dall’appellante incidentale”. Non sufficienti però per parlare di irregolarità nello spoglio. “Mere ipotesi astratte prive di riscontri, non suffragate da alcun indice di effettiva irregolarità sostanziale delle operazioni”, si legge ancora nella sentenza.