Siracusa, la Soprintendenza apre il suo archivio fotografico con una Summer School internazionale
La Soprintendenza per i Beni Culturali di Siracusa e Camera, il Centro Italiano per la Fotografia di Torino, organizzano “La Luce custodita”, cinque giorni di formazione residenziale dedicati alla conservazione e catalogazione degli archivi fotografici. Il corso, rivolto a professionisti, archivisti e operatori del settore, si terrà nella Sala lignea della Biblioteca Paolo Orsi, in Piazza Duomo 14, e si articolerà in 35 ore distribuite su cinque giornate, con una sessione pubblica conclusiva prevista per il 26 giugno.
La docenza è affidata alla professoressa Barbara Bergaglio, responsabile degli Archivi di Camera e docente dell’Università degli Studi di Torino, che coordinerà il percorso scientifico insieme all’Iccd – Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione. Il programma si propone come laboratorio didattico in cui la formazione teorica si affianca alla pratica sul campo. Il corso è coordinato dal Soprintendente e dalle Funzionarie del Servizio Archeologico, Bibliografico e Archivistico, con il supporto del personale tecnico. L’iniziativa gode del patrocinio del Dipartimento e dell’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana e del Centro Regionale per l’Inventario, la Catalogazione e la Documentazione grafica, fotografica, aerofotogrammetrica e audiovisiva (C.R.I.C.D.).
Nella giornata conclusiva del 26 giugno la Summer School aprirà le porte alla cittadinanza per una restituzione pubblica del lavoro svolto. In quella sede verrà inoltre presentato il progetto di censimento delle raccolte e degli archivi fotografici in Italia, al quale hanno già aderito numerosi enti pubblici siciliani.
L’iniziativa punta i riflettori su un patrimonio di straordinaria consistenza. L’archivio fotografico della Soprintendenza conserva circa un milione di beni fotografici prodotti tra il 1872 e il 2001, anno in cui la transizione al digitale ha interrotto il tradizionale ciclo analogico di ripresa, sviluppo, stampa e archiviazione. Il documento più antico è una veduta della necropoli di Cava d’Ispica, stampa su carta salata attribuita a Francesco Saverio Cavallari (1810-1896), primo direttore del Museo Archeologico, che intuì precocemente l’importanza della fotografia per lo studio e la tutela dei monumenti. Fu tuttavia solo nel 1891, con l’arrivo di Paolo Orsi alla direzione del Museo, che prese forma il primo vero Laboratorio e Archivio fotografico istituzionale.
Determinante fu in quella fase il contributo di Rosario Carta (1863-1962), formalmente assegnato come disegnatore, che nella sua autobiografia descrive così l’impegno profuso: «espletai la mia attività a fini dell’Istituto con vero fervore giovanile. Trovai il Museo che faceva pietà giacché mancavano tutti i rami tecnici vitali ed io dovetti impiantare, oltre che il disegno, l’officina dei restauri e quella fotografica, con pochissimi mezzi, come allora si disponeva, ed in breve tempo, si arrivò in questi due rami alla quasi perfezione». L’archivio ospita oggi, tra gli altri, cinque fondi fotografici di particolare pregio rinvenuti a partire dal 2007: Paolo Orsi, Rosario Carta, Orsi-Carta, Giuseppe Cultrera, Luigi Bernabò Brea e Giuseppe e Santi Luigi Agnello, testimonianze dell’attività di studiosi e professionisti legati alla ricerca archeologica siciliana.