Siracusa. Tetto agli studenti stranieri?: “Il vero problema sono gli arrivi a anno iniziato”
Il dibattito sull’annunciata stretta normativa che il Governo intende imprimere ad alcuni aspetti organizzativi nelle scuole solleva una serie di riflessioni anche in provincia di Siracusa.
Il tetto al numero di studenti stranieri per classe, l’obbligo di imparare l’italiano per i genitori degli alunni con gravi problemi di inserimento scolastico, il divieto di burqa e niqab a scuola sono i principali temi di cui un imminente Cdm dovrebbe occuparsi. L’idea di imporre un numero massimo di studenti stranieri per classe non sembra incontrare un’ampia condivisione tra i dirigenti scolastici.
Nel nostro territorio il numero di studenti stranieri non sarebbe tale da comportare difficoltà elevatissime nella composizione delle classi , al contrario di quanto accade in regioni come la Lombardia, in cui è davvero alto, ad esempio, il numero degli studenti cinesi.
Resta impegnativa la distribuzione degli alunni nelle classi.
Secondo quanto trapela dagli ambienti scolastici locali, capiterebbe molto spesso che gli studenti stranieri arrivino ad anno scolastico già iniziato, quindi a classi già composte.
Necessario, a quel punto, per i dirigenti scolastici, operare scelte opportune, che non siano solo legate alla logica dei numeri. Non, quindi, l’inserimento necessariamente in classi meno numerose, ma valutando una serie di elementi, didattici e di possibilità di socializzazione ed equilibrio.
Nelle scuole della provincia di Siracusa il tema delle ‘classi ghetto’ non si porrebbe. Parlando di istituti comprensivi del capoluogo, il numero di studenti stranieri, perlopiù africani, è senza dubbio più alto in alcuni quartieri della città, quelli con più abitanti stranieri, ma non è comunque particolarmente elevato.
Per comprendere meglio la ratio dell’intenzione espressa dal ministro Giuseppe Valditara, di fissare un tetto massimo (del 30%) di alunni con cittadinanza o background straniero, per singola classe.
si chiamano intanto due circolari già emanate in passato dall’allora ministro dell’Istruzione Sergio Mattarella. Era il 1989 e il documento parlava di “Inserimento degli stranieri nella scuola dell’obbligo”. Secondo quanto vi si legge all’interno, la considerazione di partenza era che “l’immigrazione rende necessario da parte della scuola, una attenta considerazione ed una serie di interventi intesi a garantire alla generalità degli immigrati l’esercizio del diritto allo studio ed a valorizzare le risorse provenienti dall’apporto di culture diverse”. Si aggiungeva che nel caso in cui si presentino “più alunni immigrati da uno stesso Paese e con analogo livello culturale, potrebbe essere didatticamente proficuo inserirli in una medesima classe, tenendo conto che sarà bene non superare le quattro-cinque unità”. Agli istituti spetta valutare “specifiche esigenze e situazioni”, promuovendo la partecipazione degli alunni in questione alle attività globali della classe”.
Oggi il timore espresso da chi esprime perplessità sull’opportunità di introdurre le nuove norme annunciate è che tutto questo possa riverberarsi in negativo sul diritto allo studio che deve essere garantito ad ogni alunno.
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