• “Sistema Siracusa” al Cga: il piano da 240 milioni, le sentenze già scritte e il limite superato

    L’ordinanza di custodia cautelare in carcere con destinatari Giuseppe Mineo, ex giudice del Cga, e Alessandro Ferraro, considerato lo “spallone” di Amara e Calafiore, ricostruisce i passaggi “caldi” che portarono alla richiesta di un risarcimento milionario al Comune di Siracusa ed alla Soprintendenza.
    Il filone è sempre quello del cosiddetto Sistema Siracusa e delle sentenze pilotate. Per la Procura di Messina, Mineo – 66 anni, originario di Gela, docente associato di diritto privato a Catania- si sarebbe mosso affinché le imprese Open Land Srl e Am Group Srl, venissero “aiutate” nei ricorsi che avevano intentato contro il Comune e la Sovrintendenza di Siracusa. Le vicende sono note: costruzione del centro commerciale di Epipoli e nulla osta negato al piano di lottizzazione per la costruzione di 71 villette nella zona delle mura Dionigiane, sempre ad Epipoli.
    Secondo l’accusa, il piano di Piero Amara e del suo sodale Giuseppe Calafiore era quello di ottenere un risarcimento “monstre”: 240 milioni per Am Group e altri 27 per Open Land. Per concretizzare il loro piano, sarebbero intervenuti in un primo momento per far nominare come consulente tecnico d’ufficio l’ingegnere aerospaziale Naso, chiamato ad esprimersi su vincoli archeologici. Piero Amara ammette davanti ai pm messinesi che la relazione di Naso “è stata pilotata, in quanto scritta da Calafiore”. Quest’ultimo avrebbe persino abbozzato un’ipotesi di sentenza che avrebbe consegnato al giudice Mineo nel loro incontro di Roma.
    Tutto sembra procedere come nei loro piani fino a quando non cambia il presidente del Cga. Arriva Zucchelli ed è lui a stoppare Mineo: il 3 febbraio del 2016 la camera di consiglio si esprime in maniera sfavorevole alle due società. L’estensore della sentenza, Mineo, pare invece dare una lettura diversa. A quel punto Zucchelli gli invia delle mail facendo notare come entrambi i ricorsi erano improcedibili. Per i piani di Amara e Calafiore è un macigno. Emerge un risarcimento complessivo di 17 milioni di euro. E Mineo, chiamato a rapporto dai due, prova a giustificarsi dicendo che era cambiato il vento per via dell’indagine scoppiata nel frattempo. L’idea, a quel punto, pare essere quella di lasciar perdere le richieste risarcitorie. Subentra la preoccupazione di essere andati troppo oltre: le attenzioni aumentano, come le “chiacchiere”. Ed è più o meno a questo punto che scattano gli arresti, profeticamente annunciati settimane prima da una frase attribuita a Ferraro, collaboratore di Amara.
    Per il gip, Giuseppe Mineo sarebbe stato solito agire con “disinvoltura” difficile da contenere al punto che avrebbe”piegato la funzione giurisdizionale ad interessi privati…né al riguardo vale la destinazione solidaristica delle somme per l’amico Drago sia perché l’elevato importo non era certo destinato tutto a coprire i costi della malattia, sia perché avrebbe potuto aiutare l’amico fraterno con un prestito invece di fare mercimonio dell’attività giurisdizionale ricoperta”. Il riferimento è a quei 115mila euro versati dalla società Ocean One Consulting Srl, riconducibile agli avvocati Amara e Calafiore, sul conto di Ferraro che avrebbe poi girato la somma a Drago. Gli investigatori avrebbero riscontri certi sui bonifici e vengono considerate più che attendibili le ammissioni al riguardo proprio Amara e Calafiore. Mineo è stato intanto sospeso dal Comune di Vittoria che lo aveva messo a capo del nucleo di valutazione dei dirigenti dell’ente.
    In tribunale a Siracusa – come già ricostruito dalla prima tranche dell’indagine – il “gancio” era invece il pm Longo, poi trasferito a Napoli e attualmente ai domiciliari dopo l’arresto di febbraio. Verbali falsi, autentiche postume e quant’altro sarebbe servito per agevolare artatamente quelle richieste.

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