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Studentessa siracusana fuorisede scrive a Musumeci: “Fateci tornare”

Sara Campisi è una studentessa siracusana fuorisede. Ha scelto l’Università di Bologna ed in Emilia è rimasta nei giorni in cui l’allerta coronavirus cresceva nel nostro Paese. Ha resistito con responsabilità alla tentazione di scendere a casa in queo giorni di marzo, mentre l’epidemia galoppava da nord a sud.
Oggi, però, con la prima fase del lockdown alle spalle, sperava di poter rientrare a Siracusa. Ed in effetti, le norme governative lo consentirebbero. Ma la recente ordinanza regionale del presidente Musumeci no. Almeno non in maniera così automatica.
Sara ha 23 anni e non si è persa d’animo. E attraverso lo strumento più social di questi tempi, Facebook, si è rivolta direttamente al governatore della Sicilia.
“Secondo l’Ordinanza contingibile e urgente n. 18 del 30 aprile 2020 del Presidente della Regione Sicilia, «le limitazioni di ingresso e di uscita dal territorio della regione siciliana restano invariate e sono disciplinate dal decreto n. 183 del 29 aprile 2020 del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministro della salute». Il che si traduce dunque nell’impossibilità di poter tornare al proprio domicilio o alla propria residenza in Sicilia, in barba a quel «è in ogni caso consentito il rientro presso la propria residenza o domicilio» annunciato da Conte a reti unificate rispetto alle novità previste dal decreto del 4 maggio. Non potevamo aspettarci altrimenti. D’altronde, governatore Musumeci, noi al menefreghismo della nostra regione per i propri conterranei ci siamo abituati. A Lei i miei più sentiti complimenti, un plauso alla riuscita dell’apologia dell’ideale del pugno di ferro che se ne strafrega delle ripercussioni e saluta chi ne è vittima mettendo la testa sotto la sabbia”. Parole condivise da tutti quei siciliani che pensavano di poter far ritorno nella loro residenza. Ecco allora che Sara mette in evidenza un altro aspetto paradossale del momento. “Lei (Musumeci, ndr) dunque blinda la nostra Isola non a turisti, non a spostamenti superflui. Ma a chi, in quell’Isola, ha la propria residenza e il proprio domicilio. Lei, con le sue disposizioni, mi vieta dunque, dopo mesi e mesi, di rientrare a casa mia. E no, non tiriamo fuori l’argomento del «beh ma vi è piaciuto scappare per andare a lavorare e studiare al Nord, avete voluto la bicicletta e adesso pedalate». No, noi non pedaliamo proprio un bel niente. Perché ricordo che le stesse condizioni per cui i figli del Sud vanno a lavorare o studiare al Nord dando adito a quella cosiddetta fuga dei cervelli, sono le stesse poste da una malgestione regionale dalle radici decennali: una premessa in realtà abbondantemente estendibile a tutte le regioni del Meridione, ma questo è sicuramente un altro discorso.
Non siamo noi ad aver maledetto la nostra terra. Noi non partiamo per scelta. Noi partiamo per necessità. Perché le stesse risorse che cerchiamo al Nord sono le stesse di cui siamo stati privati al Sud, signor governatore. E non per nostra scelta. (…) Smettiamola di prenderci in giro e siamo sinceri, per una buona volta, che la retorica sulla riqualificazione della Sicilia che da anni impera nei nostri scenari d’informazione ha veramente stancato. E ha stancato perché quasi mai accompagnata da un riscontro effettivo”.
C’è rabbia nella lettera aperta di Sara. La rabbia che accompagna quell’amore deluso e disilluso per una Sicilia promessa sempre migliore a parole.
“Ci avete detto: state a casa, non vi muovete, nessun esodo dal Nord al Sud se volete bene alla vostra regione. E l’abbiamo fatto. Abbiamo evitato di imbarcarci sul primo treno o sull’ultimo aereo. E l’abbiamo fatto con senso di responsabilità, con senso civico e sì, anche con spirito di sacrificio. Perché l’idea del focolare domestico nel bel mezzo di una dichiarata pandemia le assicuro che costituiva un pensiero decisamente più allettante. Specialmente per chi, per stare qui al Nord, si fa il mazzo ventiquattro ore su ventiquattro per pagare l’affitto di camere o locali fatiscenti: per chi lavora, per chi è mantenuto da genitori che sputano letteralmente il sangue per offrirci l’opportunità di un futuro migliore.
Sì, futuro migliore, quel futuro migliore che in Sicilia non c’è, signor governatore, ma questo lei lo sa benissimo. E se finge di non saperlo, appunto finge. Fa finta. E non c’è cosa peggiore del dissimulare nella consapevolezza. E questo non solo fa di lei una persona irrispettosa delle nostre esigenze. La fa una persona insensibile, un menefreghista”.
La studentessa siracusana è un fiume in piena. “Diciamolo chiaro e tondo, signor Musumeci, e anche a gran voce, senza vergognarcene: la sua politica di chiusura dei confini regionali è solo l’ennesimo sputo in faccia. È l’ennesima dimostrazione di totale noncuranza nei confronti delle condizioni cui noi ragazzi e le nostre famiglie siamo attualmente sottoposti. È solo l’ennesima dimostrazione del fatto che nella vita conviene fare i furbi: che anche noi, come tutti, avremmo dovuto partecipare al famosissimo esodo. Forse ora ci eviteremmo la fatica di dover partecipare a questa cosa atroce che è la ressa per un biglietto aereo o ferroviario. La ressa per titoli di viaggio che non hanno mai prezzi con meno di tre cifre. Titoli di viaggio il cui numero sarà esiguo, il che, come al solito, premierà e lascerà tornare chi prima potrà mettere mano al portafoglio.
E che debba essere io, a 23 anni e venuta dal nulla, a spiegarle che le sue decisioni hanno simili ripercussioni, lo trovo davvero imbarazzante”.
Sara le sue idee le ha ben chiare. “È
tutto ridicolo. Semplicemente ridicolo, e aggiungerei frustrante”.