TARI, Scimonelli: “E’ un paradosso, chi meno inquina, più paga”
La transizione digitale ha rivoluzionato uffici e studi professionali a Siracusa, azzerando quasi il consumo di carta e la produzione di rifiuti fisici. Nonostante l’evidente riduzione dell’impatto ambientale, le imposte sui rifiuti restano ancorate ai coefficienti massimi, penalizzando le categorie non domestiche con ingiusti costi fissi. Su questo tema interviene Ivan Scimonelli capogruppo consiliare Gruppo Insieme. “Oggi in Consiglio comunale presenterò un emendamento alle tariffe TARI 2026 a tutela di uffici, agenzie e studi professionali, ai quali la proposta dell’Amministrazione applica un coefficiente Kd pari a 10,30, il massimo previsto per la categoria – dichiara Scimonelli – . Una scelta che ritengo non più coerente con la realtà. Negli ultimi anni il lavoro degli studi professionali è profondamente cambiato. Pratiche telematiche, fatturazione elettronica, PEC, archivi digitali e progressiva eliminazione della carta hanno ridotto sensibilmente la produzione ordinaria di rifiuti. Anche dal confronto con gli Ordini professionali emerge l’esigenza di guardare con maggiore attenzione a questa trasformazione e al peso che la fiscalità locale esercita su migliaia di professionisti. Per questo propongo di ridurre il Kd da 10,30 a 9,10, esattamente la media tra il minimo e il massimo previsti. Una scelta equilibrata, non un privilegio. Il gettito complessivo della TARI resta invariato e la compensazione avviene attraverso una redistribuzione tecnica all’interno dei coefficienti consentiti”. Mentre il mondo professionale viaggia a colpi di firme digitali, archivi in cloud e procedure paperless, il fisco locale sembra rimasto a diversi anni fa a Siracusa, uffici, agenzie e studi professionali continuano a fare i conti con un paradosso fiscale ormai insostenibile. Una Tari calcolata applicando i coefficienti di produttività più alti. Gli studi professionali e gli uffici moderni producono una quantità di rifiuti ridotta al minimo storico. La digitalizzazione dei processi ha eliminato tonnellate di carta e toner, riducendo gli scarti a modesti quantitativi legati per lo più al consumo delle macchinette del caffè e a minime pulizie quotidiane. Eppure, le tariffe Tari applicate ai metri quadri restano invariate e in molti casi si attestano sui massimi consentiti dalla legge. La rigidità dei parametri imposti dai Comuni per far quadrare i bilanci sui Piani Economici Finanziari e che dal 2020 hanno visto gli studi professionali accorpati per assurdo alla categoria “Banche e istituti di credito”, non tiene conto del reale principio europeo del “chi inquina paga”. Professionisti, studi associati e agenzie si ritrovano così a sovvenzionare indirettamente il costo complessivo del servizio, versando importi del tutto sproporzionati rispetto all’effettiva spazzatura prodotta. Il settore chiede a gran voce una revisione dei regolamenti Tari e l’introduzione di riduzioni mirate, premiando la svolta ecologica e digitale delle attività economiche e superando un’imposizione che oggi suona come una tassa occulta. “Se cambia il modo di lavorare – conclude Scimonelli – deve cambiare anche il modo in cui misuriamo la produzione potenziale dei rifiuti.Gli studi professionali rappresentano lavoro, competenze e servizi per cittadini e imprese. Ascoltarne le esigenze e correggere un’impostazione che li colloca automaticamente al massimo non significa favorire qualcuno a cercare una TARI più equa e più aderente alla realtà, trovando criteri equilibrati e proporzionati perchè è una responsabilità politica. È su questo principio che chiedo oggi al Consiglio comunale di intervenire”.