Teatro Greco di Siracusa, Bennardo: “L’acqua primo nemico. Restauro da 10 milioni senza chiudere”

Primo giorno da “ex” per Carmelo Bennardo. L’architetto agrigentino ha lasciato la direzione del Parco archeologico di Siracusa (e di Giardini-Taormina) e da oggi si gode la pensione. Al suo posto, a Siracusa, interim affidato ad Antonino Lutri. In una lunga conversazione su FMITALIA, Bennardo – solitamente restio a concedere interviste – ha tracciato un bilancio della sua attività ma, soprattutto, fatto il punto sul futuro del Teatro Greco. Il grande rammarico è proprio questo: non essere arrivato a presentare pubblicamente gli studi effettuati sul monumento simbolo della Neapolis. Studi che, secondo Bennardo, rappresentano probabilmente la più ampia e approfondita campagna di analisi mai realizzata sul monumento.
“Siamo partiti dalla relazione geologica e dallo studio geomorfologico dell’intera area della Neapolis, che mancava. Poi abbiamo affidato al professor Lazzarini il coordinamento delle attività riguardanti la pelle del monumento. Quando parlo di pelle parlo di uno o due millimetri di superficie, non della pietra nella sua interezza”. Il dato che più colpisce riguarda l’acqua. “Sopra la Grotta del Ninfeo c’è una scala. Da lì arrivava tutta l’acqua raccolta dalla parte superiore, ormai completamente asfaltata. Si era creato un vero e proprio torrente che finiva direttamente sul teatro. Pensate cosa significa avere per trent’anni un flusso continuo d’acqua che cade sul monumento…”. Il principale nemico del Teatro Greco non è solo uno, però. “Alla domanda se il problema siano i concerti o l’acqua, la risposta è semplice: tutti e due. Ma l’acqua è certamente uno degli elementi più aggressivi. Per questo la prima operazione da fare è regimentarla e allontanarla”.
Per questo, le analisi condotte nei mesi scorsi sono state mirate alla comprensione anche del comportamento dell’acqua nel sottosuolo. “Abbiamo eseguito studi termografici per capire come l’acqua proveniente dalla Grotta del Ninfeo attraversi il sottosuolo del teatro. Siamo riusciti a individuarne il percorso fino al canale che alimentava l’antico mulino. Oggi il teatro presenta numerose lesioni e queste devono essere chiuse per evitare che l’acqua continui a infiltrarsi”.
Un altro elemento emerso riguarda lo stato della pietra. “La pietra originariamente sopportava una pressione di circa 190-200 chilogrammi per centimetro quadrato. Oggi, nelle zone maggiormente degradate, siamo attorno ai 90-100 chilogrammi. È evidente che il monumento sta soffrendo”.
Eppure, paradossalmente, alcuni organismi naturali svolgono una funzione protettiva. “I licheni buoni proteggono la pietra. È un dato che può sembrare sorprendente, perché per anni si è detto il contrario. Diverso è il caso dei licheni endolitici, quelli neri, che invece risultano dannosi e devono essere rimossi”.
In questa strategia di tutela si inserisce anche la copertura lignea realizzata con le cautele del caso sulla cavea, spesso oggetto di discussione ma ritenuta oggi uno strumento indispensabile per la conservazione del monumento. “Quella copertura non è stata pensata soltanto per le rappresentazioni classiche. Oggi svolge una funzione fondamentale di protezione della pietra. Riduce l’esposizione diretta agli agenti atmosferici, limita l’impatto delle piogge e contribuisce a preservare le superfici più delicate del teatro. È diventata, di fatto, un elemento importante del sistema di conservazione”.
Serve un restauro? Si, secondo Carmelo Bennardo che rivela: “il Parco ha già avviato prove sperimentali”. Cosa vuole dire? “Significa che sono stati realizzati dei campioni e abbiamo individuato i prodotti per il consolidamento superficiale della pietra, gli inerti, persino le tonalità cromatiche da utilizzare. Parliamo di circa ottomila metri quadrati di superficie. Quando il progetto sarà completato, vedremo un teatro completamente diverso da quello a cui siamo abituati oggi. Non perché verrà alterato, ma perché siamo abituati a osservarlo degradato, con il nero, le cavità e le ferite lasciate dal tempo”.
Pe non correre rischi, l’intervento potrà essere testato su un “gemello digitale” del Teatro Greco di Siracusa. “Abbiamo eseguito il rilievo fotogrammetrico completo del monumento, che mancava. Abbiamo studiato la sua geometria e, grazie a una convenzione con la Scuola Normale Superiore di Pisa, stiamo approfondendo anche tutti gli aspetti archeologici e costruttivi. Il gemello digitale permetterà di simulare ogni intervento, prima di eseguirlo sul monumento reale, valutandone gli effetti”.
La questione più dibattuta, quando si parla di restauro del teatro scavato nella roccia del Temenite, è quella della sua possibile chiusura. Bennardo è categorico. “Non è pensabile chiudere alla fruizione il Teatro Greco per restaurarlo. Già oggi stiamo restaurando senza chiudere. I lavori possono convivere con la fruizione del monumento. Durante il periodo in cui non si svolgono le rappresentazioni classiche si possono realizzare cantieri settoriali, su singole porzioni del teatro e lavorando in maniera intensiva con doppi turni di cantiere”. Anche perché il progetto complessivo richiederà tempi lunghi e risorse considerevoli. “A occhio servono circa dieci milioni di euro. Non si può pensare di fare tutto in una volta. Bisogna procedere settore per settore. Noi abbiamo già studiato un sistema di camere di lavoro: si isola una porzione del monumento, la si copre e si lavora anche per sedici o venti ore al giorno, accelerando le procedure”.
Parole che assumono oggi il valore di un’eredità tecnica e programmatica. Bennardo lascia Siracusa dopo anni spesso accompagnati da polemiche e confronti accesi, ma consegna al suo successore una mole di studi, analisi e progetti che potrebbero finalmente consentire di affrontare in maniera organica il problema della conservazione del Teatro Greco, basandosi su una mole di dati che prima non c’era. “Mi dispiace lasciare Siracusa, perché si poteva completare il percorso del Parco archeologico con parcheggio, sottopassaggio, Casina Cuti. Però penso di aver lavorato con una squadra straordinaria e di aver fatto tutto quello che potevo per la città”, il congedo di Carmelo Bennardo che si emoziona quando parla della sua squadra.

foto archivio (2025)