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Terremoto Sai 8: per il fallimento 11 avvisi di conclusione indagine. Si parla di bancarotta fraudolenta e semplice

Concluse le indagini sul fallimento di Sai 8. Sono 11 gli i avvisi di conclusione indagini recapitati quasi tutti  ad ex amministratori sull’ipotesi di bancarotta semplice e fraudolenta. Le indagini della Guardia di Finanza,  coordinate dal sostituto procuratore Marco Bisogni, hanno appurato che  che gli amministratori che si sono susseguiti nel tempo avrebbero distratto i beni della società, adottando scelte e misure ad esclusivo vantaggio dei soci privati. Le condotte illecite più ricorrenti, individuate dagli investigatori delle Fiamme Gialle sarebbero tre: distacchi di personale tecnico specializzato dalla Sai 8 al socio privato per lo svolgimento di prestazioni poi fatturate dallo stesso socio privato; l’acquisto, a condizioni svantaggiose rispetto a quelle di mercato, di beni e servizi dal socio privato; l’applicazione del regime dell’Iva di gruppo, con trasferimento dei crediti maturati dalla società fallita alla controllante senza traccia contabile per la società fallita.
Inoltre lo stato di dissesto che ha portato al fallimento sarebbe derivato dal ricorso sistematico a pagamenti preferenziali, per importi rilevanti, a favore dei soci privati della Sai 8, di società detenute dagli indagati, di alcuni professionisti, di società riconducibili agli stessi professionisti, e di altre società.I pagamenti venivano effettuati con preferenza rispetto a quelli dovuti ai creditori, l’erario in primis e  poi gli enti previdenziali ed assistenziali, oltre aglii altri fornitori privati della società. In sostanza la gestione finanziaria danneggiava i creditori ed aggravava il dissesto societario imponendo, dal 2010 fino al fallimento, il pagamento di sanzioni accessorie per gli omessi pagamenti all’erario e la lievitazione dei costi di gestione.
Le Fiamme Gialle hanno dimostrato che gli amministratori, con il loro comportamento avrebbero aggravato il dissesto della società, non richiedendo tempestivamente la dichiarazione di fallimento, impedendo così l’accertamento effettivo dello stato di insolvenza, tacendo ai consiglieri dell’esistenza di rilevanti situazioni debitorie, e omettendo di comunicare al Tribunale Fallimentare il reale budget di tesoreria ed i dati gestionali di cassa.
Anche i componenti del Collegio sindacale non avrebbero evidenziato e rilevato le criticità societarie che pure avevano stigmatizzato nel corso degli anni precedenti e che non risultavano in alcun modo superate.