Truffa ai danni dell’Inps, smantellata organizzazione a Pachino: 35 indagati
Sono 35 le persone indagate a Pachino, al termine di una complessa attività investigativa condotta dagli agenti della Polizia di Stato in collaborazione con i militari della Guardia di Finanza. Nelle ore scorse, gli è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari per i reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.
L’inchiesta ha consentito di disarticolare un’organizzazione che avrebbe messo in piedi un articolato sistema fraudolento, finalizzato all’indebita percezione dell’indennità di disoccupazione. Al centro del meccanismo un’azienda agricola ritenuta fittizia, con sede a Pachino, in contrada Cammaraforte, formalmente intestata a una casalinga ma, secondo quanto accertato dagli investigatori, di fatto gestita da due fratelli, marito e cognato della titolare.
Le indagini, supportate da un’attività di intercettazione durata circa un anno, hanno permesso di ricostruire nei dettagli il funzionamento del sistema illecito. L’azienda agricola veniva utilizzata come “contenitore” per effettuare false assunzioni di lavoratori che, dopo un breve periodo, venivano licenziati al solo scopo di consentire loro di maturare il diritto all’indennità di disoccupazione erogata dall’Inps.
Un meccanismo rodato che, secondo le stime investigative, avrebbe prodotto un danno economico all’Istituto previdenziale pari a circa 140 mila euro. Le assunzioni, pur risultando formalmente regolari, sarebbero state in realtà prive di una reale attività lavorativa, configurando così una truffa aggravata ai danni dello Stato.
Nonostante nell’azienda risultassero alle dipendenze tutti cittadini italiani, la stessa si avvaleva anche della manodopera di stranieri, in larga parte irregolari sul territorio nazionale, come documentato dalle videoriprese effettuate dagli investigatori del Commissariato di Pachino presso i terreni monitorati.
È emerso, inoltre, che parte delle somme percepite dagli indebiti beneficiari veniva consegnata a un intermediario nella gestione dell’intera operazione.
Un ruolo di particolare rilievo – rivelano gli investigatori – sarebbe stato ricoperto da un commercialista, il quale – con la collaborazione di alcuni datori di lavoro e di falsi lavoratori – realizzava condotte illecite funzionali alla formalizzazione delle assunzioni false ed ai successivi licenziamenti, strumentali alla percezione delle prestazioni Inps.
Il professionista avrebbe curato anche gli adempimenti amministrativi connessi alle false assunzioni e svolto attività di preparazione dei lavoratori che poi avrebbero dovuto tenere i colloqui presso gli uffici Inps.
Quanto all’intermediario, secondo le indagini fungeva da raccordo operativo tra l’azienda agricola, i falsi lavoratori e il professionista, curando i contatti con gli operai beneficiari delle indennità e provvedendo a riscuotere, da parte di questi ultimi, la quota dell’indennità da versare come controprestazione della falsa assunzione.