Un elmo corinzio nel cuore di Siracusa: omaggio ad Archia, fondatore della città
E’ una scultura in bronzo raffigurante un elmo corinzio e sarà inaugurata questa mattina alle 10.30 a Porta Marina, nel cuore di Ortigia. L’opera, intitolata «L’Elmo di Archia», è firmata dalla scultrice Stefania Pennacchio e trae ispirazione dal mito di Archia di Corinto, il condottiero che, secondo la tradizione, fondò Siracusa attorno al 734 a.C. All’inaugurazione parteciperanno il sindaco di Siracusa Francesco Italia, il critico d’arte contemporanea Andrea Guastella, il dirigente dell’Associazione nazionale guide turistiche Carlo Castello e l’ex presidente di «Noi albergatori» Giuseppe Rosano.
Il riferimento mitico è la figura di Archia, la cui vicenda è narrata da Plutarco nelle opere «Amatoriae narrationes» e «Moralia». Secondo il mito, Archia lasciò Corinto in esilio dopo la morte del giovane Atteone, causata da una contesa nata dal tentativo di rapimento organizzato dallo stesso condottiero. Le conseguenze furono calamitose per Corinto: l’oracolo di Delfi indicò che la carestia e la pestilenza abbattutesi sulla città sarebbero cessate solo con la vendetta del torto subito. Fu in quel contesto che Archia, parte della delegazione inviata all’oracolo, decise di partire. Consultato nuovamente l’oracolo insieme all’amico Miscello, scelse la ricchezza e fondò Siracusa sull’isola di Ortigia. Alcune versioni del mito attribuiscono il nome della città alle due figlie di Archia, Syra e Akousa, anch’esse considerate fondatrici della colonia greca d’Occidente.
L’opera è realizzata in bronzo patinato e sorge su una base in pietra che richiama il basamento di un tempio o di un altare, quasi a trasformare l’elmo in un oggetto votivo. La superficie della scultura è volutamente segnata da crepe e ammaccature, a evocare le vicende tormentate del suo protagonista mitico. La scelta formale si ispira, secondo quanto illustrato dalla stessa Pennacchio, alla tradizione scultorea classica — da Michelangelo a Canova — e alle architetture greche giunte fino a noi nella sola nudità della pietra.
L’intento dichiarato dell’artista non è celebrativo ma evocativo. L’opera, si legge nella presentazione, «vuole concettualizzare attraverso il colore del bronzo la continuità narrativa della storia, il ponte per la comprensione del presente e del futuro, attraverso un’evocazione del passato, dell’immaginario collettivo legato al mito e ai suoi eroi». Per Pennacchio, l’elmo rappresenta «origine e trasmissione alle nuove generazioni del fascino e del mistero di qualcosa di costitutivo e identitario, appartenente alla memoria atavica della città di Siracusa», sottraendo la materia mitica alla sola dimensione archeologica per restituirle attualità culturale e sociale.