Un siracusano alla guida di Confindustria Sicilia. Bivona: “Attrarre investimenti e difendere chi resta”

“Sono molto lusingato della nomina in Confindustria Sicilia. Credo valga come un riconoscimento per quello che ho fatto fino adesso”. A dirlo è il nuovo presidente di Confindustria Sicilia, Diego Bivona, alla sua prima uscita da presidente regionale degli industriali su FMITALIA.
Laureato in Chimica, imprenditore nel settore della sanità privata, Bivona vanta una consolidata esperienza come dirigente del polo petrolchimico siracusano. All’interno del sistema Confindustria ha ricoperto numerosi incarichi apicali, tra cui la presidenza di Confindustria Siracusa e la vice presidenza di Confindustria Sicilia.
“La prima fase del mio approccio – racconta Bivona – sarà quello di instaurare un rapporto franco e costruttivo con le istituzioni, in primo luogo la Regione Siciliana. Ho chiesto ai miei uffici di avere subito un elenco di tutti i provvedimenti e le norme che sono attualmente in elaborazione e in progettazione da parte delle varie commissioni. “Bisogna avere un colloquio franco, trasparente tra i rappresentanti delle imprese e gli amministratori pubblici, per andare tutti nella stessa direzione”. E magari sfruttare questo dialogo per superare la scarsa capacità attrattiva della Sicilia, casa di burocrazia dalle mille teste. “Negli ultimi vent’anni non abbiamo saputo attrarre. Vorrei contribuire, adesso, a ribaltare questo dato. Sono andati via grossi imprenditori, grossi gruppi industriali. Alcuni si erano affacciati ma poi non hanno ritenuto opportuno continuare. Li abbiamo fatti scappare ancora prima di entrare. Faccio un nome: Shell e la famosa vicenda del rigassificatore”, spiega Bivona. Cosa fare? “La prima azione che dobbiamo mettere in campo è la difesa di chi ancora crede in questa regione, in questo territorio. Una sorta di marketing territoriale spinto. E in questo posso dire di essere fortunato, perché sto trovando un governo regionale che finalmente non ha una posizione ideologica anti-industriale, anzi. Ad esempio, è in emanazione proprio in questi giorni la costituzione di una task force per attrarre grandi investitori, grandi gruppi industriali esteri con agevolazioni, semplificazioni burocratiche, finanziamenti e strumenti come la Zes”.
Il momento pare propizio, con la Sicilia che – certifica Svimez – è la regione italiana che ha avuto il più alto incremento del Pil. “Questo ottimo dato è dovuto a due fattori principali: la decontribuzione sud e il credito d’imposta”, analizza Bivona. La raffinazione continua a spingere l’export. “Siamo stati travolti da un’ondata demagogica, quella del Green Deal. Oggi ci si rende conto del valore dell’industria hard to abate che, ovviamente, deve guardare alla transizione, ma non in maniera ideologica”.
C’è poi il tema di una Sicilia che si spopola, con i giovani che vanno via per studiare e si realizzano altrove. “Il nostro problema è la qualità della vita che offriamo. Avremmo anche importanti poli industriali, ma i ragazzi preferiscono andare fuori. Perchè lo fanno? Perchè si sentono in un contesto in cui la sanità non funziona, i trasporti non funzionano, la meritocrazia non è un valore. Quindi dobbiamo iniziare a prendere in considerazione il tema servizi, per non rimanere isolati”, prosegue il presidente di Confindustria Sicilia.
Ecco, l’essere isola ha degli svantaggi. Come la dipendenza, per i collegamenti, dagli aerei. “E se sbuffa l’Etna, rischia però di saltare tutto. La storia ci insegna che i popoli non hanno fatto altro che costruire strade, ponti, opere fantasmagoriche per unire. Quindi non c’è nessun motivo per non fare il ponte sullo Stretto. Mettersi in comunicazione diretta significa scambio, crescita, collegamento. Pensate anche alla nostra manifattura che non è certo finalizzata all’autoconsumo ma all’esportazione. Ecco, il ponte aiuta a proiettarsi meglio verso il mondo”, l’analisi di Bivona che il primo “collegamento” dovrà crearlo con le tre territoriali: Sicindustria, Confindustria Catania e Confindustria Siracusa. “IL mio stile è quello della condivisione, della sinergia. Condivisione vuol dire non prendere delle decisioni da solo, ma supportare ed essere di sostegno ai territoriali che conoscono meglio del Presidente della Sicilia le problematiche delle proprie imprese. Tutti assieme possiamo mettere in piedi un progetto che possa dare ulteriore credibilità a Confindustria Sicilia, instaurando al contempo un rapporto franco e collaborativo con le istituzioni”.