Via Elorina, incontri e parole ma la base non si tocca. “C’è chi non vuole lo sviluppo della città”
Il sogno di “aprire” una parte della grande zona di via Elorina oggi “riservata” al Distaccamento dell’Aeronautica Militare pare avviato verso il tramonto. L’idea della parziale smilitarizzazione, su cui in questi anni si era compattata l’opinione pubblica siracusana, cozza infatti con i piani espressi a più riprese della Difesa e – in parte – con l’attuale quadro internazionale.
Le parole del Ministro Crosetto suonano più come di circostanza che di reale apertura verso la richiesta chiara della città. Anche la visita, la scorsa settimana, del generale Conserva (capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica) ha finito per ribadire l’importanza strategica della base siracusana, incastonata nel porto Grande e vicinissima – in linea d’aria – ad Ortigia ed alla urbanizzata via Elorina. Funzione duale, militare e civile, elicotteri, operazioni sar e non solo. L’Aeronautica Militare non vuole – e non può – prescindere da quell’area. Con buona pace di tutte le idee e progetti che spingevano per un utilizzo di una parte della grande base per viabilità, parcheggi, waterfront ed altre azioni a finalità pubblica.
Il generale ha incontrato anche il sindaco Francesco Italia. Dalle poche informazioni che filtrano, sembrerebbe che l’unica possibilità di “ottenere” qualcosa per la città, in questa vicenda, passi dal contestato bando per l’ex idroscalo.
Dal Comitato per la Riqualificazione e dall’associazione Leipik – anime della richiesta di smilitarizzazione – non nascondono la delusione. “Speravamo di essere invitati all’incontro. E invece, ancora una volta, i cittadini devono solo prendere atto delle cose per come fatte. C’è un disegno politico che vuole ostacolare lo sviluppo della nostra città”, spiegano alcune anime del progetto waterfront Elorina. “In questa storia c’è chi ha scelto di posizionarsi contro lo sviluppo di Siracusa, riducendo la questione all’essere simpatizzanti o meno dell’Aeronautica Militare. Siamo tutti orgogliosi delle nostre Forze Armate, della loro storia e della loro presenza. Questo non vuol dire che, dopo cent’anni in cui la città è profondamente cambiata, non si possa parlare di un diverso fine o utilizzo di spazi e luoghi”, chiariscono fonti del Comitato.
La “partita”, però, pare ormai avviarsi verso una mesta conclusione. Le parole dell’allora sottosegretario alla Doesa Giorgio Mulè possono quindi essere archiviate alla voce “pia illusione”.