Santa Lucia torna in Borgata, tra fascino del nuovo percorso e nostalgia dei tempi lenti

E’ la Borgata, adesso, il centro della festa di Santa Lucia. All’interno della chiesa dedicata alla Patrona nell’omonima piazza, il simulacro è arrivato ieri sera poco dopo le 21. Posizionato in maniera diversa rispetto agli altri anni, non al centro dell’altare ma leggermente defilato. Da questa mattina, il via vai di devoti e fedeli insieme a curiosi di passaggio e visitatori. Il simulacro rimarrà in Borgata sino a giorno 20, con il santuario al Sepolcro aperto ogni giorno dalle 7 alle 23, fino all’Ottava ovvero la processione di ritorno in Cattedrale.
A proposito di processione, quella di quest’anno ha presentato diverse novità. Intanto, è andata via più veloce rispetto al passato. Ed in tanti sono rimasti spiazzati se non sorpresi, dando vita ad un “inseguimento” della processione – basata sui vecchi riferimenti temporali – che ha alimentato quel tradizionale “disordine” che accompagna il corteo da Ortigia alla Borgata. Far si che il simulacro restasse di più tra la sua gente, con fermate anche lunghe o improvvisate, era però un aspetto di devozione e partecipazione popolare che a molti è mancato. Tempistiche ragionevoli per i più ed anche per la Deputazione.
Sicuramente scenografico ed affascinante il nuovo percorso, con il passaggio su via Agatocle riqualificata che si è rivelata scelta vincente. E’ forse mancata l’emozione della salita su via Piave che, però, era anche particolarmente impegnativa per i portatori. Segnava però l’ingresso festoso in Borgata. Era un passaggio, in passato, sempre atteso e coinvolgente. Comunque tantissime le persone lungo le strade, dall’inizio alla fine della processione, e questo è un segnale di come la festa di Santa Lucia parli sempre al cuore della sua città.
Migliorare l’aspetto spirituale è una delle sfide a cui la nuova Deputazione presieduta da Sebastiano Ricupero lavora con fervore. Ci vorrà del tempo, insieme ad un percorso di avvicinamento alla festa del 13 dicembre che veda maggiore partecipazione delle parrocchie e delle associazioni.




Lo sapevi…a Siracusa? Carlo racconta: il trattato di pace più moderno dell’antichità

Lo sapevi che…a Siracusa fu firmato il trattato di pace più importante della storia?
Ecco cosa ci raccontano Diodoro,Polibio,e Giustino. Dopo la battaglia di Imera del 480a.C.,tra Cartagine e Siracusa, vinta da quest’ultima, fu stipulato un trattato di pace dove i cartaginesi rinunciavano a qualsiasi pretesa sulla Sicilia orientale e riconoscevano la sovranità di Siracusa sulla Sicilia. Inoltre si impegnavano a pagare un’indennità di guerra a Siracusa, a non attaccarsi reciprocamente e a rispettare i confini stabiliti.
Ma la clausola più importante del trattato di pace fu quella di vietare ai cartaginesi di sacrificare bambini agli Dei. Secondo alcune fonti, infatti, i cartaginesi avevano la pratica di sacrificare bambini al dio Baal Hammon, soprattutto in occasioni di calamità o di vittorie militari. Questa clausola fu fortemente voluta dalla regina Damarete, moglie di Gelone tiranno di Siracusa e figlia di Terone, tiranno di Agrigento, città alleata che contribuì alla vittoria sui cartaginesi.
La storia di Damarete e del trattato di Imera, é un esempio di come le donne abbiano potuto influenzare la storia e promuovere valori di umanità e di rispetto per la vita. Infine questo trattato di pace fu considerato da Montesquieu come uno dei più bei trattati di pace della storia. Il filosofo francese, nel suo libro” Considerazioni sulle cause della grandezza e decadenza dei romani” cita questo trattato un esempio di come un accordo di pace possa essere equo e vantaggioso per entrambe le parti.


Carlo Castello

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Frontale in via Politi Laudien, feriti lievi. Chiusura temporanea della strada

Poteva avere conseguenze ben peggiori l’incidente stradale avvenuto poco dopo le 22.30 lungo via Politi Laudien. Secondo una prima ricostruzione si sarebbe trattato di un frontale tra due auto. Le due persone alla guida, una ragazza ed un uomo, sono stati condotti dal personale del 118 in ospedale, per i controlli del caso. La Polizia Municipale, intervenuta sul posto, patla di feriti lievi.
In seguito allo scontro é stato necessario interrompere temporaneamente la percorribilità della strada per procedere alla messa in sicurezza del fondo stradale. A supporto delle attività di gestione della viabilità e per le criticità emerse nella percorribilità dell’area, è intervenuto inoltre personale della Polizia di Stato.
La circolazione ha subito rallentamenti e deviazioni temporanee, in attesa del completo ripristino delle condizioni di sicurezza della sede stradale.




Il Siracusa si morde le mani, in vantaggio con Parigini poi la Cavese lo riacciuffa (1-1)

Il Siracusa esce indenne dalla trasferta di Cava dei Tirreni. Ma deve mordersi le mani per avere subito ancora una volta una rimonta. Al Lamberti finisce 1-1 con gli azzurri (oggi in maglia verde in omaggio alla Patrona Santa Lucia) che masticano amaro. Erano passati in vantaggio in chiusura di primo tempo, poi la rete della Cavese in avvio di ripresa su calcio di punizione. Anche questa volta, come contro Atalanta e Foggia, il Siracusa finisce rimontato. È il secondo pareggio consecutivo per gli azzurri che negli scontro diretti con Foggia e Cavese non sono riusciti a trovare una zampata.
È Carmine Giordano a guidare il Siracusa della panchina, con Turati e Spinelli fermati dal Giudice Sportivo. Formazione ridisegnata, tra squalifiche e indisponibili. In difesa si rivedere Sapola. L’altro lituano, Gudelevicius torna in campo dal primo minuto. In attacco c’e Molina.
Parte meglio il Siracusa. Al 16 la prima conclusione, alta, di Frisenna. Al 18 destro a lato di Parigini. La Cavese prova a farsi vedere con una sortita di Fusco, senza particolari problemi per Farroni. Ma al 26 un problema fisico per Zanini scombina i piani. Prova a stringere i denti ma al 28 deve lasciare il posto a Puzone. E proprio Puzone al 38 va vicino al gol, in un flipper in area campana. In precedenza, brivido per Farroni con Nunziata che calcia di poco fuori. Valente intanto impegna Boffelli su calcio di punizione. Più Siracusa che Cavese, ma sono i campani a sfiorare il vantaggio al 43 con Fusco, Farroni si supera sul colpo di testa. Il primo tempo pare avviato a chiudersi a reti inviolate quando, al 44, c’è un tocco di mano in area della Cavese. L’arbitro non fischia, proteste del Siracusa. La panchina chiede la revisione Fvs. È rigore, batte al 48 Parigini: Boffelli para ma sulla ribattuta, l’azzurro si fa perdonare segnando il gol del vantaggio. Festa per i 28 tifosi siracusani arrivati a Cava. Si va all’intervallo con il Siracusa avanti.
Nella ripresa, Cavese subito battagliera. Orlando impegna Farroni al 51. Ed è la prova generale del pareggio che lo stesso Orlando realizza al 52 su punizione. Il Siracusa accusa il colpo e fatica a riorganizzarsi. Prova a suonare la carica Molina al 59, con un tiro alto dalla distanza. Sessanta secondi dopo, occasione clamorosa per gli azzurri in contropiede. Molina avvia l’azione, cross dalla destra di Valente su cui lo stesso Molina si getta malamente in spaccata, spedendo fuori. Si dispera la panchina del Siracusa, sembrava un gol fatto.
Allora la Cavese capisce che bisogna cambiare qualcosa. Triplo cambio al 61. E 5 minuti dopo, il neo entrato Sorrentino si gira in area con troppa facilità, fortunatamente per Farroni la palla finisce fuori di un soffio.
Servono energie fresche anche per il Siracusa. E Giordano allora gioca la carta Frosali per Ba. All’81, sugli sviluppi di un corner, si reclama un rigore per fallo su un avanti azzurro. Lunga revisione Fvs, nulla da fare: non è rigore. Entrano anche Limonelli e Di Paolo (per Frisenna e Valente) per tenere nei minuti finali. Il recupero è extralarge: 7 minuti. Ma non succede più nulla sino al triplice fischio.




Pallamano, serei A1. L’Albatro si aggiudica lo scontro diretto di Bolzano (32-27)

La Teamnetwork Albatro si impone di forza a Bolzano (32-27) e si aggiudica uno scontro diretto importante in ottica play off scudetto.
I siracusani mettono in campo rabbia agonistica e grande concentrazione. Squadra che dimostra il proprio valore senza mai far calare la tensione verso l’unico obiettivo nel mirino di questa prima giornata di ritorno.
Ci vogliono però più di 3 minuti per vedere il primo gol. Da quel momento è un continuo crescendo degli uomini di Mateo Garralda che, al 24’, raggiungono il vantaggio massimo sul +8.
Nella ripresa i siracusani tornano in campo con lo stesso piglio. Poche concessioni agli altoatesini che riescono a risalire la china fino al momentaneo -4.
Biancoblu che tornano subito a segnare il vantaggio e mettere nuovamente distanza. La difesa torna a mostrare il proprio potenziale, l’attacco riesce a concludere senza concedere troppi riferimenti ai padroni di casa.
In porta Hermones si fa rimpiangere come non mai dalla sua ex squadra Bolzano.




Pallanuoto. Finalmente l’Ortigia, successo a Palermo per riaprire la stagione

L’Ortigia chiude il girone d’andata spezzando finalmente l’incantesimo e lo fa nel modo migliore possibile: vincendo il derby siciliano contro il Telimar Palermo, con una prestazione di spessore, autorità e personalità. Una vittoria che restituisce certezze, fiducia e soprattutto la consapevolezza di poter cambiare passo nel girone di ritorno.
La squadra di Piccardo approccia la gara con l’atteggiamento giusto: aggressiva, rapida, intensa. Il Telimar prova subito a indirizzare il match, ma l’Ortigia risponde colpo su colpo, ribaltando l’inerzia e dimostrando di essere mentalmente dentro la partita. Il derby è vibrante, cambia spesso padrone e vive una fase centrale complicata per i biancoverdi, che si ritrovano sotto 6-4 a metà del secondo tempo. È lì che emerge la vera forza di questa squadra: niente panico, ordine, lucidità. Con un break di 3-0, l’Ortigia chiude avanti il primo tempo lungo.
Il terzo parziale è il manifesto della partita e, forse, della stagione che può essere. L’Ortigia alza il ritmo, difende in modo impeccabile e colpisce con continuità in attacco, sia in superiorità numerica che a uomini pari. Il Telimar viene letteralmente travolto: il parziale di 7-1 spezza il match e consegna ai biancoverdi una vittoria larga, meritata e mai in discussione negli ultimi otto minuti, gestiti con maturità e intelligenza.
La classifica resta severa, con l’Ortigia ancora penultima, ma i numeri ora raccontano una storia diversa: il distacco dal Telimar si riduce a due punti, quello dalla quartultima a sei. Con un girone di ritorno da giocare e un livello di prestazione come quello visto nel derby, i margini per risalire ci sono tutti.
Nel dopo partita, spazio alle parole dei protagonisti. Il capitano Sebastiano Di Luciano fotografa perfettamente il momento: una vittoria figlia dell’attenzione ai dettagli, del ritorno alle basi e di una ritrovata solidità mentale. Il derby, per chi vive da anni questa realtà, ha un peso specifico enorme, ma ciò che conta davvero è aver dimostrato che questa squadra non è quella vista in classifica. Velocità, gioventù, qualità: ingredienti che hanno solo bisogno di tempo e continuità. La salvezza diretta non è un’utopia, ma un obiettivo ancora possibile.
Parole cariche di significato anche nella dedica a Mimmo Contestabile, presenza fondamentale dentro e fuori dall’acqua, cui la squadra ha voluto regalare questo successo tanto atteso. Un segno di unità e appartenenza che va oltre il risultato.
Sulla stessa lunghezza d’onda Giglio Rossi, autore di una prova solida e concreta. Il derby ha fatto scattare quella scintilla che ora va alimentata anche nelle partite “normali”. Fiducia, lavoro, mentalità: l’Ortigia ha finalmente raccolto i frutti di settimane difficili, ma produttive. La sosta servirà a resettare, a lasciarsi alle spalle il girone d’andata e a costruire, giorno dopo giorno, una squadra ancora più compatta.




Santa Lucia, il simulacro tra i fedeli. L’arcivescovo: “Luce in anni di moderno paganesimo”

Con una decina di minuti d’anticipo sul programma, alle 15.20 il simulacro di Santa Lucia é uscito dalla Cattedrale, per il primo abbraccio con i siracusani accorsi in piazza Duomo. I berretti verdi hanno condotto a spalla il simulacro direttamente sulla piazza, non essendo possibile per ragioni di sicurezza la sosta sul sagrato a causa deĺle impalcature presenti.
Con Santa Lucia tra la sua gente, l’arcivescovo Francesco Lomanto ha recitato il suo tradizionale discorso dal balcone dell’arcivescovado.
Davanti ad una piazza Duomo carica di emozione, Lomanto ha richiamato attenzione verso un tempo presente divenuto una fase di smarrimento spirituale, segnata da un ritorno a forme di “paganesimo moderno”, fatto di compromessi, relativismo e perdita dei riferimenti essenziali.”Crediamo insieme in Gesù, lo testimoniamo in un mondo che sta precipitando di nuovo nell’abisso del paganesimo. Rimaniamo uniti e ancorati nella fede di Gesù, per affrontare insieme le nuove sfide della storia, seminando il seme della Parola di Dio, affinché germoglino i frutti dell’amore di Dio”, le sue parole che valgono come riferimento all’attualità.
In questo scenario, Lomanto ha indicato con chiarezza la via da seguire, richiamando l’esempio luminoso della patrona siracusana.
“Santa Lucia ha accolto l’insegnamento del Vangelo trasmesso dalla Chiesa e non ha mai ceduto alle lusinghe del paganesimo, mantenendo salda la sua fede in Gesù, senza mai conformarsi alle false dottrine del mondo”. Una testimonianza che non si è fermata alle parole, ma si è fatta vita donata, fino al martirio. Una fede che rifiuta il buio del peccato, il compromesso del malaffare, l’oscurità della violenza e ogni forma di male, per scegliere con radicalità la luce di Cristo.
Nel suo discorso, l’arcivescovo ha poi voluto rievocare il valore e l’attualità della lettera inviata da Papa Francesco alla Chiesa siracusana in occasione della traslazione temporanea del Corpo di Santa Lucia. “Starle accanto, stringerci attorno a lei per ‘stare dalla parte della luce’, rimanere nella luce, sebbene questo ‘espone anche noi al martirio'”. Non un semplice incoraggiamento, ma una chiamata esigente alla coerenza e alla fedeltà.
Da qui nasce anche la consapevolezza – e il legittimo orgoglio – di una Siracusa cattolica che possiede una storia unica e preziosa. “Ci possiamo vantare di aver ricevuto l’annuncio del Vangelo da San Marciano, primo vescovo di Siracusa, inviato da San Pietro, di essere stati visitati dall’apostolo Paolo, di avere come Patrona la gloriosa Santa Lucia, di aver ricevuto il segno inesauribile delle Lacrime della Madonna”. Un’eredità spirituale che diviene motivo di responsabilità.
Ecco allora il senso pieno di un appello alla città e alla Chiesa locale: non disperdere il tesoro ricevuto, ma custodirlo, viverlo e trasmetterlo. Fare della festa di Santa Lucia non solo un evento identitario, ma un impegno concreto di fede vissuta. Perché, in un mondo che torna a smarrire la luce, Siracusa è chiamata ancora una volta a indicarla.




Nuova intimidazione nella notte, bomba carta in via Monteforte

Un altro inquietante episodio intimidatorio a Siracusa. Nella notte, una bomba carta è stata fatta esplodere davanti ad un bar di via Monteforte. Il boato, attorno alle 3, ha svegliato di soprassalto i residenti che, allarmati, hanno contatto le forze dell’ordine. Sul posto, per tutti i rilievi del caso, sono arrivati i Carabinieri. Acquisite anche le immagini di videosorveglianza degli impianti presenti nell’area, alla ricerca di elementi utili alle indagini.
A creare un certo allarme, adesso, è la frequenza con cui stanno ripetendosi simili episodi dopo mesi di calma apparente. La notte precedente, infatti, era stata presa di mira la pasticceria Brancato di via Grottasanta. Il sindaco di Siracusa, a proposito di quell’evento, segnalava come si trattasse di “un segnale del tentativo dei clan di rialzare la testa nonostante la costante azione di contrasto da parte di magistratura e forze dell’ordine”. Parole che oggi suonano quasi come indicative.
Al momento non viene esclusa alcuna pista: dall’intimidazione al gesto isolato, magari per “vendetta” interpersonale.




Bombe carta a Siracusa, cresce la tensione. Cna: “Subito un tavolo in Prefettura”

Dopo le due bombe carta a danni di altrettanti esercenti, Cna Siracusa ha chiesto un incontro urgente al Prefetto. “Siamo profondamente preoccupati per i recenti episodi di intimidazione che hanno colpito diversi piccoli esercenti della città. Il clima di tensione rischi di compromettere la serenità e la sicurezza delle attività economiche locali”, spiegano dall’associazione.
“Riteniamo indispensabile – si legge poi nella richiesta – un confronto immediato con le istituzioni competenti per individuare misure concrete di tutela e prevenzione, al fine di garantire ai nostri imprenditori condizioni di lavoro sicure e rispettose della legalità”.
La richiesta è quella di un tavolo con il Prefetto ed i rappresentanti delle forze dell’ordine, per discutere le azioni da intraprendere e rafforzare la collaborazione tra istituzioni e mondo produttivo. Cna Siracusa “confida nella sensibilità e nell’attenzione delle istituzioni verso una problematica che riguarda l’intera comunità”.




Sisma 90, convegno a Carlentini. Scerra (M5S) e Nicita (Pd): “Lo Stato mantenga promessa”

“Dopo il terremoto del 1990, lo Stato fece una promessa ai cittadini delle province di Siracusa, Ragusa e Catania. Oggi, a trentacinque anni di distanza, quella promessa deve essere mantenuta fino in fondo”. Lo hanno detto il parlamentare del Movimento 5 Stelle Filippo Scerra ed il senatore del Pd Antonio Nicita durante il convegno “Sisma ’90 – 35 anni dopo”. Centinaia i partecipanti giunti per l’occasione al complesso Gabriele Alicata di Carlentini.
Scerra e Nicita hanno quindi ricordato come grazie all’impegno di questi ultimi anni si sia riusciti a garantire il rimborso alla quasi totalità di coloro che avevano presentato l’istanza entro il 2010. Un risultato che non era affatto scontato fino a poche mesi addietro. Un risultato ottenuto grazie al lavoro parlamentare, agli emendamenti presentati ed alla collaborazione con l’Associazione Sisma 90, che ha dato un contributo fondamentale.
“Ma questo non può bastare, tutti coloro che hanno subito un danno meritano lo stesso trattamento anche se per motivi vari non hanno potuto presentare istanza nei termini previsti. È un principio di giustizia e di equità che lo Stato italiano, dopo 35 anni, ha il dovere di rispettare”, hanno sottolineato Scerra e Nicita.
“Dobbiamo completare il percorso. Serve uno sforzo comune, istituzioni e territorio insieme, per chiudere definitivamente una vicenda che non può restare sospesa dopo 35 anni. Nelle prossime settimane confidiamo possano arrivare già delle ulteriori notizie positive”.