Lo sapevi…a Siracusa? Carlo racconta: lo scontro epico vinto grazie a due “prodigi”

Conosci la battaglia sul fiume Crimiso, del 339 a.C.? Uno scontro poco conusciuto, e di conseguenza poco studiato,tra siracusani e cartaginesi che si svolse presso il fiume Crimiso, nella Sicilia occidentale, vicino Segesta.
Questa battaglia passò alla storia e vide un esercito, quello siracusano al comando di Timoleonte, vincere contro truppe cartaginesi, al comando di Amilcare e Asdrubale, di ben sei volte più numerose.
Nella primavera del 339 a.C., un esercito cartaginese composto da 70000 fanti, 10000 cavalieri e numerosi carri da guerra imbarcati su 1000 navi da trasporto e con 200 navi da guerra sbarcò in Sicilia sotto il comando di due generali: Amilcare e Asdrubale.
Timoleonte, il generale siracusano, riuscì a mettere insieme un esercito di 12000 uomini e, anticipando le mosse dei cartaginesi, prese l’iniziativa. Con una marcia di 8 giorni si trasferì in territorio agrigentino. Qui avvenne la defezione di 1000 mercenari che, al comando di un certo Trasio, si rifiutarono di andare incontro a quella che ritenevano una sicura disfatta e tornarono a Siracusa. Timoleonte riuscì, con un abile discorso, a convincere il resto dell’esercito e proseguire la marcia verso il fiume Crimiso (l’attuale fiumefreddo).
Due furono gli episodi che decisero l’esito della battaglia a favore dei siracusani nonostante il divario numerico enorme tra i due eserciti (70000 contro 12000):
uno scaramantico e uno meteorico.
Episodio scaramantico: Siamo verso la metà di giugno del 339 a.C., Timoleonte stava marciando verso il fiume Crimiso, quando all’improvviso i suoi soldati videro passare un gruppo di muli che trasportavano Appio (era una pianta simile al sedano). I greci usavano l’appio per le corone funebri, i letti dei defunti erano fatti di Appio. Per questo motivo i soldati di Timoleonte quando videro i muli carichi di Appio pensarono: ”Siamo spacciati andremo incontro a morte sicura”. Ma a Corinto, città di Timoleonte, i vincitori dei giochi istmici venivano incoronati con l’appio. Il generale Siracusano fece un discorso ai suoi soldati e riuscì a trasformare quello che era apparso come un presagio di morte, in un presagio sicuro di vittoria riuscendo a convincere i soldati ad attaccare il nemico nonostante la superiorità numerica. La foschia estiva favorì i siracusani che, nascosti fino all’ultimo dalle alture, assalirono i cartaginesi mentre attraversavano il fiume. A questo punto accadde l’altro episodio favorevole ai siracusani: quello meteorico. All’improvviso si scatenò un fortissimo temporale. Il vento forte soffiava contro i cartaginesi, la pioggia cadeva violenta, il fiume, che era già in piena per le piogge dei giorni prima, si gonfiò ancora di più. I soldati che erano tutti a metà guado rischiavano di essere travolti dalla piena, gli scudi del battaglione Sacro si inzupparono e diventarono pesantissimi, con l’acqua e il vento non riuscivano più a muoversi, il battaglione Sacro, 2500 uomini scelti, furo travolto. Annegarono tutti. La riva era paludosa e i carri da guerra affondavano nel fango, i cavalli scivolavano. Timoleonte aspettò proprio questo momento per attaccare in massa con tutti i suoi uomini. Fu una strage, l’esercito cartaginese completamente annientato.
Quando il fiume si calmò la riva era piena di cadaveri e armi. I siracusani raccolsero 2000 carri da guerra, 10000 scudi e 2500 corazze di bronzo del battaglione Sacro.
Timoleonte inviò tutto a Corinto come trofeo di guerra.


Carlo Castello

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