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“Scafisti di terra”, tre fermi

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L’esistenza a Siracusa di una solida cellula dell’organizzazione criminale che si occupa dell’immigrazione clandestini anche via terra avrebbe trovato decise conferme. La Questura di Siracusa è infatti riuscita ad individuare tre presunti scafisti “di terra”, posti in stato di fermo. Basisti, secondo la normale terminologia investigativa, il cui compito sarebbe stato  quello di coordinare via terra le operazioni di sbarco e lo smistamento dei migranti e degli scafisti attraverso una rete di contatti e la disponibilità di diversi mezzi di trasporto. A “tradirli”, la loro sospetta presenza in occasione di più sbarchi cosa che ha messo gli investigatori sulle loro tracce. Poi, la scorsa settimana, il sequestro di una delle cosiddette navi madre e le intercettazioni operate che hanno fornito le conferme attese.
In carcere sono così finiti Amir Qat (classe 1969), originario della Palestina, residente a Siracusa; Abdou Ghedu, detto Mhamed, (classe 1982) di origine egiziana, anche lui residente a Siracusa; e Mahoamed Shahan Darwish Elasyed (classe 1991) anche lui egiziano ma  residente a Vittoria. Devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata a favorire l’immigrazione clandestina di cittadini egiziani e siriani. Un quarto basista è riuscito a sfuggire all’operazione che adesso prende respiro internazionale. Individuate anche altre responsabilità in Egitto e, come ha spiegato il procuratore capo di Catania, Giovanni Salvo, sono pronte a partire le rogatorie internazionali.
Gli inquirenti sono moderatamente soddisfatti, convinti di aver assestato un duro colpo all’organizzazione criminale. “Ma l’emergenza non può certo considerarsi conclusa”, dice ancora Salvi mentre arriva – curiosa conferma -la notizia di altri sbarchi nel siracusano.
Gli indagati, con l’aiuto di altri complici, avrebbero contattato cittadini egiziani e siriani interessati ad un ingresso clandestino via mare in Italia, pattuendo il pagamento del prezzo per il viaggio e gestendo tutte le fasi del successivo trasferimento in Italia. Gli arrestati utilizzavano una collaudata rete organizzativa costituita da automezzi per il trasporto a terra fino alla città costiera di partenza e di imbarcazioni di vario tipo e grandezza necessari per effettuare la traversata del Mediterraneo.

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