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Siracusa. “In maternità? Per noi non hai lavorato”, dipendente discriminata: il Tribunale del Lavoro condanna Poste Italiane

Pregnant woman working on laptop. Cropped image of pregnant businesswoman typing something on laptop while sitting at her working place in office

Discriminata perché in maternità. Vittima di questo “trattamento”, una lavoratrice di Poste Italiane, condannate dal Tribunale del Lavoro di Siracusa con sentenza del 12 maggio scorso, per avere posto in essere un “trattamento discriminatorio ai danni della donna, “colpevole” di avere usufruito di un periodo di astensione obbligatorio dal lavoro per maternità”. Così la spiega l’avvocato Loredana Zappalà, difensore della donna, che si è rivolta al giudice del Lavoro per rivendicare il proprio diritto alle pari opportunità sul lavoro. A supportare le ragioni della lavoratrice, la consiglierà di parità, Valeria Tranchina. L’avvocato Zappalà spiega che “la sentenza emessa dal giudice del lavoro sancisce l’accertamento della discriminatorietà dell’accordo collettivo nazionale sottoscritto a Roma il 12 giugno 2005 tra Poste italiane e le organizzazioni sindacali, nella parte in cui disciplinava le procedure di trasformazione dei rapporti in essere da part-time e full time, considerando quale unico parametro “l’effettiva prestazione lavorativa”. Sulla scorta di tale parametro – conclude l’Avv. Zappalà – discriminatorio, alla lavoratrice non erano stati computati il periodo di astensione obbligatoria per maternità. La lavoratrice ha ottenuto la condanna di Poste alla rimozione della discriminazione e il risarcimento del danno subito a causa del comportamento discriminatorio”.Soddisfatta, per l’esito della vicenda, Valeria Tranchina. “Legittimato da questa sentenza, ancora una volta viene affermato pienamente e definitivamente che il periodo di aspettativa per gravidanza e di maternità obbligatoria – commenta la consigliera di parità-debbano considerati a tutti gli effetti quale servizio effettivamente prestato”.
Accolte in pieno, quindi, le ragioni della lavoratrice, del suo Avvocato e della Consigliera di Parità provinciale.

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